l caso Nick Kyrgios si è chiuso praticamente nel momento stesso in cui è stato reso pubblico. Il tennista australiano, oggi 31enne ed ex numero 13 del mondo, ha accettato una sospensione di un mese dall’International Tennis Integrity Agency (ITIA) dopo essere risultato positivo alla cocaina, ma la sanzione era già di fatto scontata quando la notizia è arrivata sui media, lo scorso 3 settembre.
Tutto nasce da un controllo antidoping effettuato il 22 giugno scorso durante il torneo ATP 250 di Maiorca, in Spagna. Dalle analisi era emersa la presenza di benzoilecgonina, un metabolita della cocaina inserito dalla WADA nell’elenco delle sostanze vietate. Il risultato del laboratorio accreditato è arrivato circa un mese dopo, il 17 luglio, facendo scattare la sospensione provvisoria obbligatoria a partire dal 4 agosto.
Davanti agli investigatori dell’ITIA, Kyrgios ha spiegato di aver assunto la sostanza in un contesto puramente sociale, durante una serata in un locale vicino a Palma di Maiorca, due giorni prima di scendere in campo e perdere contro il connazionale Adam Walton. Un elemento che si è rivelato decisivo: la normativa antidoping, infatti, distingue tra sostanze assunte per migliorare la prestazione sportiva e le cosiddette Substances of Abuse, tra cui rientra la cocaina, quando il consumo avviene fuori dal contesto agonistico.

In questi casi la sospensione standard prevista è di tre mesi, ma può essere dimezzata fino a un solo mese se l’atleta accetta di intraprendere un percorso di recupero in una struttura specializzata per il trattamento delle dipendenze. Kyrgios ha scelto questa strada, e un esperto indipendente consultato dall’ITIA in un laboratorio accreditato WADA ha confermato che il livello di sostanza riscontrato nel campione era coerente con la versione fornita dal tennista. Da qui la riduzione della pena, che di fatto è terminata il 3 settembre, lo stesso giorno in cui la decisione è stata resa nota.
Kyrgios ha scelto di anticipare la notizia sui propri canali social, ammettendo l’errore e scusandosi con tifosi, famiglia, sponsor e in particolare con i più giovani che lo seguono. Nel suo messaggio ha collegato l’episodio alle difficoltà, fisiche e mentali, vissute negli ultimi due anni segnati da infortuni continui che lo hanno tenuto lontano dai campi da gioco.
La vicenda ha comunque riacceso il dibattito nell’ambiente tennistico, anche alla luce delle passate prese di posizione dello stesso Kyrgios sul tema doping, spesso critico nei confronti di altri colpiti da casi simili. Ai microfoni durante gli US Open, il greco Stefanos Tsitsipas, storico rivale dell’australiano, ha commentato la notizia dicendosi non sorpreso dall’esito del test, pur ammettendo di aspettarsi che la vicenda emergesse prima.
Sul piano sportivo, Kyrgios arriva a questo episodio in un momento di forte appannamento: dopo essere stato finalista a Wimbledon nel 2022, oggi occupa posizioni lontanissime dalla top ranking mondiale, complici i lunghi stop per infortuni che ne hanno segnato gli ultimi anni di carriera. Con la squalifica già scontata, potrà tornare da subito ad allenarsi e a partecipare ai tornei di tutto il mondo.
