Con il trasferimento di Kawhi Leonard ai Toronto Raptors, ufficializzato dalla NBA, si chiude uno dei capitoli più deludenti della storia recente dei Los Angeles Clippers. Sette stagioni, dal 2019 al 2026, costruite attorno a un progetto ambizioso che avrebbe dovuto portare la squadra californiana al suo primo titolo NBA e che invece si è concluso con un bilancio impietoso, sia sul campo che fuori.
Tutto era iniziato nell’estate 2019, quando Leonard, fresco di titolo vinto a Toronto e nominato MVP delle Finali, scelse di firmare con i Clippers a una condizione precisa: avere Paul George come compagno di squadra. Per accontentarlo, la dirigenza californiana orchestrò uno scambio monstre con Oklahoma City, cedendo cinque scelte al primo giro senza protezione, due swap di draft e due giocatori che si sarebbero rivelati decisivi altrove: Danilo Gallinari e soprattutto Shai Gilgeous-Alexander, oggi due volte MVP della lega e prossimo a inseguire un titolo che i Clippers non hanno mai conquistato.
Sul piano sportivo, i numeri raccontano un paradosso. Nell’arco delle sette stagioni Leonard ha viaggiato a medie superiori a 25 punti, oltre 6 rimbalzi e 4 assist a partita, statistiche che nessun altro giocatore della lega è riuscito a eguagliare nello stesso periodo. Eppure quella produzione individuale non si è mai tradotta in risultati di squadra: appena tre serie di playoff vinte in sette anni, un bottino che Leonard stesso è riuscito a eguagliare quasi da solo nella sola ultima stagione con Toronto. A pesare sono state soprattutto le assenze: circa 230 partite saltate per infortuni vari, tra cui un’intera stagione, la 2021-22, persa a causa di un grave problema al ginocchio.

A complicare ulteriormente il bilancio dell’operazione è arrivata un’indagine interna della NBA, durata circa un anno e condotta dallo studio legale Wachtell, Lipton, Rosen & Katz, che ha accertato irregolarità nella gestione del salary cap. Secondo quanto emerso, i Clippers avrebbero favorito accordi di sponsorizzazione tra Leonard e diverse aziende partner della franchigia, garantendo di fatto al giocatore introiti extra rispetto al tetto salariale consentito dal regolamento. Un’inchiesta che ha ulteriormente macchiato l’immagine di un progetto già segnato da delusioni sportive.
Ora la parola fine arriva con la trade che riporta Leonard proprio a Toronto, la città che gli aveva regalato il primo anello. In cambio, i Clippers ricevono l’All Star Brandon Ingram, il giovane tiratore Gradey Dick e due scelte al draft, tra primo e secondo giro: un pacchetto che segna l’inizio di una fase di ricostruzione per la franchigia losangelina, dopo che nei mesi scorsi era già stato ceduto anche James Harden.
Per Toronto, invece, l’arrivo del 35enne di Riverside rappresenta un’opportunità concreta di alzare l’asticella in una Eastern Conference apertissima, affiancando esperienza e capacità difensiva al nucleo giovane guidato da Scottie Barnes. Per i Clippers, invece, resta l’amaro in bocca di un investimento monumentale che, tra infortuni e polemiche extra campo, non ha mai davvero mantenuto le promesse.
