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    Home»Atletica»Cos’è l’Epo, EPO, la sostanza che ha distrutto la carriera di Alex Schwazer
    Atletica

    Cos’è l’Epo, EPO, la sostanza che ha distrutto la carriera di Alex Schwazer

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti23 Giugno 2026 17:00Nessun commento2 Mins Read
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    EPO, la sostanza dopante
    EPO, la sostanza dopante
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    C’è una molecola che da trent’anni aleggia sullo sport come un’ombra difficile da scacciare: si chiama eritropoietina, ma tutti la conoscono come EPO, e ogni volta che un atleta viene fermato, lei è lì.

    Questa volta il nome coinvolto è quello di Alex Schwazer, il marciatore altoatesino sospeso dall’agenzia antidoping tedesca (NADA) dopo che tracce di eritropoietina sono state rilevate sia nei campioni di sangue che di urina prelevati durante i campionati tedeschi di marcia su strada del 26 aprile scorso, la gara di Kelsterbach in cui il 41enne aveva stabilito il record italiano sulla distanza della maratona di marcia.

    Ma cos’è davvero l’EPO, e perché è diventata il simbolo per eccellenza del doping? L’eritropoietina è un ormone essenziale per la produzione di globuli rossi, di cui stimola la sintesi a livello del midollo osseo. In parole semplici: più globuli rossi significa più ossigeno trasportato ai muscoli, e più ossigeno significa resistenza prolungata, recupero più rapido, prestazioni migliori.

    Albert Schwazer
    Albert Schwazer

    In pochi, però, sono al corrente che l’organismo è in grado di usufruire dell’EPO in modo del tutto naturalee: l’ormone viene prodotto dal rene e in misura minore dal fegato e dal cervello, e ha, come funzione principale, la regolazione proprio della produzione dei globuli rossi. In medicina, poi, viene utilizzata per trattare l’anemia cronica nei pazienti con insufficienza renale. Il problema, dunque, nasce quando atleti sani iniziano ad assumerla artificialmente per gonfiare le proprie prestazioni, trasformando un farmaco salvavita in uno strumento di frode sportiva.

    Il doping con EPO, infatti, è stato documentato in molte discipline dagli anni novanta ad oggi: nell’atletica leggera, nella boxe, nel sollevamento pesi e persino nell’ippica. Anche se i casi più eclatanti sono legati al ciclismo, almeno fino ad oggi e al caso di Schwazer. Per lui, infatti, è il terzo atto di una storia già abbondantemente scritta nel 2012 e nel 2016

    Stavolta l’atleta ha scelto una strada diversa rispetto al passato: non la battaglia legale, non la difesa ad oltranza. In conferenza stampa, infatti, ha dichiarato che chiederà solo la controanalisi, ma a condizione che venga esaminato anche un terzo campione conservato dal suo entourage.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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