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    Home»Calcio»Gattuso come Totti e Vieri: il premio “per lealtà e spirito di squadra” arriva a Roma
    Calcio

    Gattuso come Totti e Vieri: il premio “per lealtà e spirito di squadra” arriva a Roma

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti13 Ottobre 2026 15:25Nessun commento3 Mins Read
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    Gattuso allenatore della Lazio
    Gattuso allenatore della Lazio
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    Si allunga la lista dei protagonisti del calcio che domani saliranno sul palco della quarta edizione del Premio Internazionale Eccellenza Euro-Mediterraneo 2026. Tra i premiati ci sarà anche Gennaro Gattuso, allenatore della Lazio, che riceverà un riconoscimento speciale dall’Associazione Giornalisti del Mediterraneo, promotrice dell’iniziativa.

    La cerimonia è in programma mercoledì 14 ottobre, alle 14.30, nella Sala Giovanni Spadolini del Ministero della Cultura, a Roma. Il tecnico biancoceleste si aggiunge ai nomi già annunciati nei giorni scorsi: Totti, Vieri e Alessandro Moggi. Un parterre che mette insieme campioni del campo e figure di primo piano del mondo del pallone, riuniti attorno a un’idea di sport che va oltre i risultati.

    A colpire è soprattutto la motivazione con cui l’organizzazione ha scelto di omaggiare Gattuso. Il premio gli viene assegnato per aver incarnato, nel calcio, determinazione, lealtà e spirito di squadra. Gli organizzatori sottolineano inoltre la sua autenticità, la capacità di assumersi le proprie responsabilità e la scelta di affrontare ogni sfida senza tirarsi indietro, accettando sempre il confronto.

    Gennaro Gattuso al Festival dello Sport 2026
    Gennaro Gattuso al Festival dello Sport 2026 – YouTube Gazzetta

    Il passaggio più significativo riguarda però i giovani. Secondo chi ha redatto la motivazione, il percorso dell’allenatore rappresenta una testimonianza preziosa per le nuove generazioni, perché dimostra che “il talento acquista valore quando si accompagna all’impegno”. Accanto all’impegno vengono citati il rispetto e la capacità di rialzarsi dopo le difficoltà, qualità che nello sport, come nella vita, finiscono spesso per fare la differenza.

    Il riconoscimento, spiegano gli organizzatori, non guarda soltanto al professionista ma anche alla persona. Viene infatti indicato come un premio all’uomo e allo sportivo, il cui esempio richiama lo sport alla sua funzione educativa. Nel testo si parla inoltre della capacità del calcio di unire persone e culture diverse, un tema coerente con lo spirito di un premio che porta nel nome il Mediterraneo e l’idea di un dialogo tra popoli.

    Per Gattuso si tratta di un attestato che arriva in un momento di grande attenzione attorno alla Lazio e al lavoro che sta svolgendo sulla panchina biancoceleste. Ma la scelta dei promotori, almeno a leggere le motivazioni, non guarda tanto alla classifica quanto al modo di stare nel calcio: con carattere, senza sconti a se stessi e con un forte senso del gruppo.

    La quarta edizione del premio si conferma così un’occasione per mettere al centro non solo i successi, ma anche i comportamenti e i valori che li accompagnano. Domani a Roma, tra Totti, Vieri, Moggi e Gattuso, il calcio italiano si ritroverà per parlare soprattutto di esempio e di responsabilità verso i più giovani.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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