A Eugene, negli Stati Uniti, Larissa Iapichino ha scritto una pagina storica dell’atletica italiana saltando 7,12 metri nel lungo e superando di un centimetro il record nazionale detenuto da Fiona May dal 1998. Un primato che resisteva da quasi 28 anni e che ora resta comunque in famiglia. Dietro quel numero, però, c’è una storia che va ben oltre la misura registrata sulla pedana.
Per molti italiani, infatti, Larissa Iapichino non è stata soltanto una giovane promessa dell’atletica. Prima ancora delle medaglie e delle finali internazionali, era la bambina che compariva accanto alla madre Fiona May in uno spot televisivo diventato familiare a un’intera generazione. Un’immagine semplice e spontanea che, col passare degli anni, è rimasta impressa nell’immaginario collettivo.
Il nuovo record italiano conquistato nella tappa di Diamond League di Eugene assume quindi un valore particolare. Non si tratta soltanto del superamento di una misura storica, ma del passaggio di testimone tra due delle più grandi interpreti del salto in lungo azzurro. Fiona May aveva stabilito il precedente primato il 22 agosto 1998 agli Europei di Budapest, quando conquistò la medaglia d’argento alle spalle della tedesca Heike Drechsler. Da allora nessuna atleta italiana era riuscita a fare meglio.
Larissa è cresciuta circondata dall’atletica. La madre è stata una delle sportive più amate della storia italiana, mentre il padre Gianni Iapichino, ex astista, è diventato anche il suo allenatore. Un ambiente che avrebbe potuto trasformarsi in una pressione difficile da gestire, ma che nel tempo si è rivelato una risorsa preziosa.
Curiosamente, da bambina Larissa non amava affatto l’attenzione del pubblico. In diverse interviste ha raccontato di aver vissuto con imbarazzo la notorietà arrivata grazie alla celebre pubblicità girata quando aveva appena quattro anni. La popolarità improvvisa non faceva per lei: preferiva restare lontana dai riflettori e affrontava con timidezza perfino le richieste di fotografie e autografi.
Con il passare degli anni, però, quella bambina schiva si è trasformata in una campionessa capace di convivere con aspettative enormi. Già nel 2024 aveva superato per la prima volta il muro dei sette metri, avvicinandosi sensibilmente al primato di famiglia. Più volte aveva minimizzato l’importanza del record, sottolineando come l’aspetto più bello fosse il fatto che restasse comunque nelle mani degli Iapichino-May. Eppure l’obiettivo era inevitabilmente diventato concreto.
La misura di 7,12 metri ottenuta a Eugene rappresenta il punto più alto della sua carriera e una sorta di chiusura del cerchio. Proprio nello stesso stadio, nel 2022, Larissa aveva vissuto una delle delusioni più amare della sua giovane esperienza internazionale, fermandosi nelle qualificazioni dei Mondiali. Quattro anni dopo è tornata sulla stessa pedana per prendersi una rivincita memorabile.
Un ottimo punto di partenza in vista dei prossimi Europei di agosto.
