La World Cup 2026 tra Stati Uniti, Messico e Canada è iniziato da pochi giorni ma è già tempo di classifiche. Ad essere valutate, però, non sono le prestazioni in campo delle squadre ed eventuali record ma, inaspettatamente, il loro look. Il Washington Post, infatti, ha deciso di incaricare Ashley Fetters Maloy, firma di punta tra i fashion reporter del quotidiano americano, di stilare una classifica delle undici casacche più belle dal punto di vista estetico.
La giornalista ha precisato fin da subito che si tratta di valutazioni puramente estetiche, una scelta coraggiosa considerando il giudizio sempre severissimo dei tifosi quando si parla di calcio e delle loro squadre del cuore. La classifica, in pieno stile calcistico, dunque, parte dall’undicesimo posto per arrivare al primo, creando suspense e alimentando inevitabilmente il dibattito tra gli appassionati.
L’undicesimo posto va alla maglia dell’Arabia Saudita, apprezzata per il suo design geometrico che cattura l’attenzione. Risale di una posizione la seconda divisa del Belgio, che conquista la decima posizione grazie ai suoi colori tenui che oscillano tra il rosa e il celeste, una combinazione cromatica che secondo Fetters Maloy invita letteralmente a sognare.
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A sorpresa, in nona posizione si piazza la terza maglia della Tunisia, completamente nera con bordi rossi. Il motivo di questo apprezzamento risiede in un dettaglio apparentemente semplice ma decisivo dal punto di vista stilistico: il collo a V, che conferisce eleganza e modernità.
All’ottavo posto, poi, si trova la casacca del Senegal, realizzata con una tecnica di stampa particolare e innovativa: il tessuto viene stampato al rovescio, con i colori pieni sul lato interno, ottenendo all’esterno un effetto visivo più morbido caratterizzato da toni pastello delicatamente sbiaditi. Il design di questa maglia si ispira ai celebri Car Rapide, i coloratissimi minibus diventati iconici che circolano per le strade di Dakar, rappresentando un perfetto connubio tra moda e identità culturale.
Al settimo posto, invece, si posiziona la prima maglia dell’Iran, minimalista nel suo bianco totale ma arricchita da un dettaglio che cattura immediatamente lo sguardo: il ghepardo che spicca sullo sfondo, promosso a pieni voti dalla giornalista del Washington Post.
La seconda maglia della Scozia, da parte sua, conquista il sesto posto come perfetto esempio di tradizione sportiva: tinta unita color salmone con sottili righe verticali blu che creano una sobria perfezione senza tempo. Il quinto posto vola oltreoceano e approda a Curacao, la cui seconda maglia gialla con bordi blu e le note di colore supplementari offerte dalle iconiche strisce dello sponsor tecnico fa letteralmente venire voglia di andare in spiaggia, come scrive Fetters Maloy nella sua recensione.
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Ai piedi del podio, in quarta posizione, troviamo la seconda maglia del Sudafrica. Il design lineare, il collo stile polo e soprattutto il binomio cromatico verde-oro rappresentano una combinazione vincente che celebra i colori nazionali con classe e modernità. Sul podio sale al terzo posto la seconda maglia della Spagna, dove il mix tra il bianco sporco e i dettagli bordeaux crea un equilibrio estetico di grande impatto.
La medaglia d’argento va alla Germania con una maglia definita l’edizione throwback per eccellenza. Si tratta infatti di una celebrazione della indimenticabile divisa utilizzata durante i Mondiali di Italia 90, un tributo nostalgico che fa centro sia dal punto di vista estetico che emotivo, richiamando uno dei tornei più iconici della storia del calcio.
Ma nessuno può competere con la prima maglia dell’Uruguay, che si aggiudica il primo posto senza discussione. La scelta di Fetters Maloy trova conferma anche nei colleghi di ESPN, che definiscono la casacca celeste ultra-elegante. Il colletto bianco e i bottoni trasformano la divisa in qualcosa che ricorda più una camicia che una maglia da calcio, ispirandosi in particolare alla divisa utilizzata dalla Celeste durante le Olimpiadi del 1924.
La giornalista conclude la sua analisi con una considerazione che mescola moda e ironia: la maglia dell’Uruguay sembra anche qualcosa che potrebbe indossare un principe bambino o un piccolo scolaretto francese. Un complimento che certamente farà discutere, ma che sottolinea come il fascino retrò e l’attenzione ai dettagli possano trasformare una semplice divisa sportiva in un capo di abbigliamento che trascende il campo da gioco.
