C’è un silenzio che pesa attorno a Jannik Sinner. Fermo dopo il trionfo a Wimbledon, il numero uno azzurro ha chiuso in anticipo la stagione per presentarsi al meglio nel 2027, ma il suo futuro è ancora tutto da decifrare. A gettare altra luce, e qualche ombra, sulla situazione è Brad Gilbert, ex numero 4 del mondo e allenatore di Agassi e Roddick, che ha raccontato un retroscena legato a Darren Cahill, amico di lunga data.
Secondo Gilbert, l’allenatore australiano, ex coach di Agassi e Murray e figura chiave nella crescita di Sinner insieme a Simone Vagnozzi, sarebbe stato informato solo all’ultimo momento del forfait al Masters 1000 di Cincinnati. Cahill era in viaggio verso l’aeroporto di Los Angeles, destinazione Ohio, dove avrebbe dovuto ritrovare il suo assistito, quando una telefonata gli ha comunicato che Jannik non avrebbe giocato. Da quel giorno, ha spiegato Gilbert, il coach è rimasto in attesa di notizie, una condizione che lui stesso descrive come molto frustrante.
Il dettaglio alimenta le domande sul rapporto tra i due. Non è ancora chiaro se Cahill sarà al fianco di Sinner anche nel 2027, e le parole di Gilbert non lasciano intravedere uno scenario rassicurante. Che un membro così importante dello staff venga raggiunto in ritardo da una decisione di tale peso racconta, quantomeno, quanto fosse incerta la situazione dell’altoatesino durante l’estate americana.

Quell’incertezza è sfociata nella scelta più drastica: fermarsi. Sinner non gioca dalla finale di Wimbledon del 12 luglio, vinta contro Zverev, e ha deciso di affidarsi a Herbert Schoenhuber, ortopedico di grande esperienza, punto di riferimento soprattutto per gli sciatori e, non a caso, suo conterraneo. L’obiettivo è curarsi nei minimi dettagli, sfruttando tre mesi di lavoro per recuperare completamente e ripartire da dove si era interrotto.
Gilbert invita a leggere anche le scelte di comunicazione dell’azzurro in questa chiave: dietro la riservatezza ci sarebbe un’attenzione scrupolosa alla salute. Ma l’ex coach non nasconde qualche perplessità sull’infortunio. Conoscendo bene l’impatto dei carichi di lavoro, ha ipotizzato lo scenario peggiore: a dicembre, quando le sedute dovranno intensificarsi in vista dell’Australian Open, il dolore potrebbe ripresentarsi. In quel caso, ha spiegato, l’intervento chirurgico diventerebbe un’opzione concreta.
È proprio ciò che Sinner e il suo team vogliono evitare. Un’operazione comporterebbe uno stop ancora più lungo, per questo la strada scelta è quella della terapia conservativa, seguita dalla riabilitazione, con la speranza di risolvere tutto senza passare dalla sala operatoria.
I dubbi di Gilbert, per quanto legittimi, si scontrano con la fiducia che circonda il campione azzurro, che ha sempre mostrato di sapere dove e come lavorare, e soprattutto con chi. Resta da capire se quel con chi includerà ancora Cahill. Le risposte, per ora, le può dare solo il tempo: tra gli allenamenti di dicembre e il debutto a Melbourne si scoprirà se la scommessa sul recupero completo sarà vinta.
