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    Home»Calcio»Il Palmeiras si veste da Italia campione del mondo: la nuova maglia (con un simpatico errore) conquista il web
    Calcio

    Il Palmeiras si veste da Italia campione del mondo: la nuova maglia (con un simpatico errore) conquista il web

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti24 Agosto 2026 19:00Nessun commento3 Mins Read
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    Il Palmeiras è nato italiano, e a 112 anni di distanza dalla sua fondazione non ha dimenticato le proprie radici. Era il 1914 quando un gruppo di immigrati italiani a San Paolo diede vita al Palestra Italia, il club che nel 1942, per ragioni legate al clima politico dell’epoca, avrebbe cambiato denominazione in quello che oggi tutto il mondo conosce come Palmeiras. Da allora sono passati oltre cent’anni, ma il legame con l’Italia non si è mai spezzato del tutto, e ora il club brasiliano ha deciso di celebrarlo in maniera speciale con la sua nuova terza maglia.

    La nuova divisa, presentata nelle ultime ore, è un vero e proprio viaggio nella memoria storica del club. Il colore scelto è l’azzurro, non casuale: la maglia è infatti ispirata direttamente a quella indossata dalla Nazionale italiana campione del mondo nel 2006, proprio a vent’anni esatti dalla storica notte di Berlino. Sul petto, al posto degli sponsor abituali, campeggia la Croce di Savoia, lo stesso stemma che il Palestra Italia sfoggiava sulle proprie divise già a partire dal 1916, a testimonianza di un legame che affonda le radici fin dai primi anni di vita del club.

    Non manca poi un dettaglio che sta già facendo discutere e sorridere i tifosi sui social: nella parte bassa della maglia è stata inserita una patch con la sagoma dell’Italia e la scritta “Scoppia che la vittoria è nostra”, frase motivazionale che viene ripresa anche all’interno del colletto. Proprio in quel punto, però, è stato notato un piccolo refuso che sta facendo il giro del web: la parola “vittoria” è stata infatti riportata come “vittória”, con un accento di troppo che tradisce probabilmente un’influenza della grafia portoghese. Un dettaglio minore, ma che i tifosi brasiliani non si sono lasciati sfuggire, trasformandolo in un simpatico argomento di discussione sui social nelle ore successive al lancio.

     

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    Al di là della piccola imperfezione, l’operazione di marketing e comunicazione attorno alla maglia appare estremamente curata. La campagna scelta per il lancio si chiama Somos Palestra Italia, letteralmente “Siamo Palestra Italia”, ed è stata girata in diverse location simboliche: da Milano a Bergamo, passando per la Valle d’Aosta, fino a San Paolo, città che ospita lo stadio e il cuore pulsante del club brasiliano. Un percorso che unisce idealmente le terre di partenza degli immigrati italiani che fondarono il club a quella che oggi è la sua casa definitiva in Brasile.

    Il risultato finale è più che una semplice maglia da calcio: è una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti dell’Italia, delle sue radici migratorie e della sua storia calcistica più gloriosa. Un modo originale per il Palmeiras di ricordare a tutto il mondo, dai propri tifosi ai semplici appassionati di calcio, da dove tutto è cominciato oltre un secolo fa, e quanto quel legame con la penisola sia ancora oggi vivo e sentito.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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