Manca pochissimo, per la precisione 24 ore e, a partire dal 19 agosto, sarà disponibile su Prime Video nel Regno Unito e in Irlanda “A Beautiful Obsession”, il documentario che racconta le ultime due stagioni di Pep Guardiola sulla panchina del Manchester City. Una serie che promette di svelare il lato più umano e tormentato di uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, a lungo avvicinato alla nazionale di calcio italiana, prima della scelta di Roberto Mancini.
Il documentario, diretto dal premio Oscar Kevin Macdonald insieme a John De Caux di City Studios, si distingue dai precedenti documentari calcistici per il suo approccio profondamente personale. Macdonald, che ammette candidamente di non essere un appassionato di calcio, ha dichiarato a Deadline di aver sfruttato proprio questa sua distanza dallo sport per fare “domande stupide” che hanno permesso a Guardiola di aprirsi: “Gli ho detto che non sapevo molto di calcio e la cosa strana è che questo lo ha coinvolto. Mi ha risposto: ‘Oh mio Dio, sono così stanco di parlare di calcio’. Così abbiamo parlato di libri, film e di tante altre cose“.
Uno dei momenti più intensi della serie riguarda il divorzio di Guardiola da Cristina Serra, definita dall’allenatore stesso “la donna più bella del pianeta”. La rivelazione arriva nello spogliatoio della Juventus, dopo una sconfitta in Champions League di due stagioni fa. Il vice di Guardiola, Manel Estiarte, racconta un episodio significativo: “Non sono mai andato nello spogliatoio a parlare con i giocatori, solo una volta. Erano preoccupati perché Pep era nervoso, triste, diverso, e solo io ne conoscevo il motivo. Ho detto alla squadra: state vedendo un essere umano. Sta divorziando“.
Guardiola stesso si è poi rivolto ai giocatori con parole toccanti: “Ho divorziato dalla donna più bella del pianeta, mia moglie, la mia ex moglie. La amo incredibilmente, ma abbiamo perso la passione. La amo? Sì, assolutamente. Lei mi ama? Sì, ma abbiamo perso la passione“. In quel momento, l’allenatore ha anche accennato per la prima volta all’idea di lasciare la squadra: “Questa è la mia sconfitta: se sono un problema, dovete dirmelo. Non resterò qui per i soldi o solo per restare, non voglio sentirmi costretto a scappare da voi“.
Il documentario non risparmia nemmeno i momenti di tensione nello spogliatoio. Emerge un durissimo confronto con il capitano Kyle Walker dopo la sconfitta contro il Liverpool nel dicembre 2024 ad Anfield. Quando Guardiola elenca i giocatori che hanno sbagliato, citando una palla persa da Walker, il capitano reagisce con rabbia: “In ogni riunione, il mio nome viene fuori“. La risposta di Guardiola, “Forse perché sei il capitano“, innesca una replica ancora più dura: “Non volevi che fossi il capitano“.
Anche Erling Haaland finisce nel mirino dell’allenatore catalano. Durante la finale di FA Cup a Wembley, Guardiola si rivolge al bomber norvegese con tono severo: “Sei stanco? Perché non lotti per la palla come hai fatto con Saliba e tutti gli altri giocatori, in una fottuta finale? Se sei stanco, dimmelo subito. Ho lasciato fuori sei giocatori. Dov’è la tua qualità? I movimenti in profondità? L’area? Vai! Ti voglio bene come un padre, Erling. Ma non si tratta di questo. Mostrami che vuoi vincere“.
Kevin Macdonald, il cui curriculum include documentari su Whitney Houston e Bob Marley oltre all’Oscar vinto per “One Day in September”, ha spiegato che il suo obiettivo era creare una serie emotiva e umana, distante dai documentari sportivi della “prima ondata” che definisce “piuttosto costruiti e limitati“. Il regista scozzese ha passato due anni a seguire Guardiola, incontrandolo cinque volte e intervistandandolo tre volte, rimanendo colpito dalla sua natura: “Pep che interpreta se stesso è un po’ come avere Robert De Niro che interpreta un allenatore di calcio“.
Il periodo documentato include la crisi di risultati vissuta dal Manchester City dopo il record storico di quattro titoli Premier League consecutivi. Gavin Johnson, direttore media del City Football Group che supervisiona City Studios, ha ammesso che filmare quel momento è stato “piuttosto scomodo per le persone internamente“, ma l’impegno era mantenere le telecamere accese.
Macdonald ha descritto Guardiola come una persona straordinariamente filosofica riguardo al futuro (e lo abbiamo capito nei giorni concitati delle trattative con gli azzurri, che hanno portato a un cortese rifiuto): “Sta facendo i conti con l’idea che non puoi essere il migliore per sempre, ma devi capire e comunicare a chi ti circonda che devi goderti la vita sia che tu stia vincendo o perdendo. In un certo senso questo è il fondamento filosofico della serie. Sembra molto autentico da parte di Pep. Continuavo a dirgli che era un buddista da manuale“.
Il 55enne allenatore spagnolo, dopo aver vinto numerosi titoli con Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City, ha scelto una rara pausa di carriera. Le sue parole finali nel documentario spiegano questa decisione: “Sarà difficile tornare. Ho bisogno di rimettere a posto molte cose. Sono successe tante cose nella mia vita personale e professionalmente ho bisogno di ritrovare me stesso, soprattutto sedermi e vedere il tempo che passa. In catalano si dice badar, farò proprio così“.
