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    Home»Ciclismo»Pogacar dall’ospedale manda un messaggio che spiazza tutti: ecco quando (e se) tornerà in bici
    Ciclismo

    Pogacar dall’ospedale manda un messaggio che spiazza tutti: ecco quando (e se) tornerà in bici

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti31 Agosto 2026 20:00Nessun commento3 Mins Read
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    Il ciclista Tadej Pogacar
    Il ciclista Tadej Pogacar
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    Sono ore di grande apprensione nel mondo del ciclismo per Tadej Pogacar, ricoverato da sabato all’ospedale universitario Dexeus di Barcellona dopo la brutta caduta che lo ha costretto al ritiro dalla Vuelta a España, corsa che stava dominando fin dalla prima tappa con la maglia rossa sulle spalle.

    L’incidente è avvenuto durante l’ottava frazione, la Puçol-Xeraco, a poco più di 30 chilometri dal traguardo, quando mancava ormai poco alla conclusione di una tappa che vedeva il fuoriclasse sloveno ancora una volta grande protagonista. A provocare la caduta sarebbe stato un sasso presente sull’asfalto: Pogacar, che si trovava al centro del gruppo, è stato prontamente soccorso a bordo strada, in lacrime e sanguinante, prima di essere trasportato in ambulanza verso l’ospedale di Gandía e successivamente trasferito a Barcellona per le cure specialistiche.

    Gli accertamenti medici effettuati hanno delineato un quadro clinico piuttosto serio: commozione cerebrale, frattura scomposta della clavicola sinistra, frattura stabile a livello della vertebra cervicale C7 e diverse abrasioni sul corpo. Per Pogacar si tratta di un episodio raro nella sua carriera: non abbandonava una gara dal 2023 e non aveva mai dovuto ritirarsi da una corsa a tappe prima d’ora.

    Tadej Pogacar dopo la sua caduta alla Vuelta
    Tadej Pogacar dopo la sua caduta alla Vuelta

    Nonostante la gravità dell’accaduto, però,lo sloveno ha voluto rassicurare i propri tifosi pubblicando sui social una foto direttamente dalla stanza d’ospedale, mostrandosi con un cerotto sul sopracciglio e il collare cervicale, ma con un’espressione ironica che lo contraddistingue. Ad accompagnare lo scatto, la scelta musicale non è passata inosservata: le note di Stayin’ Alive dei Bee Gees, un modo simbolico per comunicare che, nonostante il duro colpo fisico, il morale resta alto.

    Sul fronte medico, la situazione resta, però, in evoluzione. Nella giornata di ieri si erano diffuse voci su un possibile trasferimento del corridore dall’ospedale Dexeus di Barcellona verso una struttura sanitaria di Leuven, in Belgio, ma la notizia è stata smentita: Pogacar rimarrà in Catalogna, dove con ogni probabilità sarà operato alla clavicola dal professor Xavier Mir, chirurgo di grande esperienza, noto in particolare per aver curato numerosi piloti del Motomondiale.

    L’intervento, tuttavia, potrà avvenire soltanto dopo che la commozione cerebrale sarà stata adeguatamente smaltita, un fattore che impone la massima cautela ai medici prima di procedere con l’operazione chirurgica. Proprio i tempi legati a questo aspetto rendono al momento impossibile stabilire con certezza quando Pogacar potrà tornare in sella.

    Ciò che appare già scontato è che lo sloveno non riuscirà a recuperare in tempo per i Campionati del Mondo, in programma il prossimo 27 settembre. Resta, invece, più incerto l’esito sull’intera stagione: secondo diverse fonti vicine al team, non è da escludere che il 2026 di Pogacar possa considerarsi già concluso, con l’obiettivo di tornare al massimo della condizione soltanto nella prossima annata.

    Intanto, dal mondo del ciclismo sono arrivati numerosi messaggi di vicinanza e incoraggiamento nei confronti del campione sloveno, che negli ultimi anni si è imposto come uno dei protagonisti assoluti del panorama internazionale, tra vittorie al Tour de France e prestazioni straordinarie in ogni corsa disputata.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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