Nella sala stampa dello Houston Stadium, refrigerata da un’aria condizionata quasi glaciale, decine di sguardi si sono concentrati su un uomo di quasi novant’anni seduto in prima fila. Camicia gialla, jeans consumati dal tempo e mocassini marroni: Hartmut Scherzer ha 88 anni e sta vivendo il suo diciassettesimo mondiale consecutivo come giornalista. Un record che nessuno al mondo può vantare.
Quando ha preso la parola per rivolgere una domanda al commissario tecnico Julian Nagelsmann, la sala è esplosa in un applauso spontaneo. Dal c.t. tedesco agli steward statunitensi, tutti hanno voluto rendere omaggio a questo cronista che dal Cile del 1962 a oggi non ha mai perso un’edizione della competizione più importante del calcio mondiale.
Più di sessant’anni in giro per il mondo seguendo la Mannschaft: Messico, Inghilterra, Brasile, Russia, Italia. Scherzer, classe 1938, aveva sedici anni quando la Germania ha vinto il suo primo mondiale nel 1954, ma ha potuto celebrare dal vivo le vittorie del 1974, del 1990 e del 2014. Una carriera, dunque, che ha attraversato generazioni di calciatori e di tifosi.
Dal 2018 gli viene ripetuto che sarà l’ultimo mondiale, viene premiato e celebrato, ma lui continua a viaggiare. La sua presenza, però, non si limita al calcio: pare abbia partecipato anche a 21 edizioni dei Giochi Olimpici dal 1964 e a 33 Tour de France. Numeri che sfidano ogni logica e che raccontano una vita dedicata completamente allo sport.
A fine conferenza stampa, diversi cronisti stranieri lo hanno avvicinato: d’altronde in Germania è una figura conosciutissima. Quando gli viene chiesto cosa lo spinga ancora a prendere un volo di dodici ore per Houston, la sua risposta è disarmante nella sua semplicità: “La passione. Solo e soltanto la passione”.
Inevitabili anche le domande sui ricordi accumulati in oltre sei decenni di cronaca sportiva. Il miglior mondiale mai visto dal vivo? “Germania ’74 e Messico ’86. Lo slalom di Diego fu arte“, riferendosi alla leggendaria prestazione di Maradona. Il peggiore? “Corea del Sud-Giappone 2002. Un incubo logistico“, ricordando le difficoltà organizzative di quell’edizione a cavallo tra due nazioni.
Sul miglior giocatore di sempre non ha esitazioni: Pelé. Ma quando gli viene chiesto di scegliere il miglior italiano tra una lista che include Maldini, Totti, Rivera, Paolo Rossi, Del Piero, Cannavaro, Tardelli e Baggio, la sua scelta ricade su Roberto Baggio: “Alt, Roby è Roby. Scelgo lui“.
E dopo quest’ultima dichiarazione se ne va sorridendo, pronto ad affrontare l’ennesimo mondiale da cronista. Perché per Hartmut Scherzer, a 88 anni, la passione per il giornalismo sportivo e per il calcio non conosce stanchezza e fine.
