Pietro Puzone ha rischiato di morire, ancora una volta. Il migliore amico di Diego Armando Maradona al Napoli, campione d’Italia con gli azzurri nel 1987, è stato trovato in condizioni critiche su una panchina di corso Garibaldi ad Acerra, al civico 58, diventata da tempo la sua abituale dimora per lunghe ore del giorno.
L’ex calciatore sessantatreenne giaceva da giorni sdraiato sotto il sole torrido, ricaduto nell’incubo della dipendenza dall’alcol. Il suo volto era quasi completamente insanguinato, con ferite profonde e infette su gambe, braccia e mani. La situazione era davvero grave: non si sa quanto tempo ancora avrebbe resistito.
A salvarlo è stato un appello social lanciato dall’attivista ambientale Alessandro Cannavacciuolo, che ha mostrato le condizioni critiche in cui versava Puzone. Il post è diventato virale in poche ore, attivando immediatamente la macchina dei soccorsi. Grazie all’intervento dei sanitari del 118, allertati dal sindaco D’Errico e dagli assistenti sociali del Comune, Pietro è stato trasportato d’urgenza alla Clinica Villa dei Fiori di Acerra.
“Attualmente è ricoverato per le cure e gli accertamenti necessari. Le sue condizioni di salute non sono critiche ma comunque serie“, ha dichiarato Cannavacciuolo. “Nel frattempo abbiamo avviato l’iter legale e sociosanitario per garantire a Pietro un percorso di recupero certo. Ma ora serve l’aiuto di tutti: non si può restare indifferenti“.
Puzone è cresciuto nelle giovanili del Napoli e ha debuttato in Serie A nel 1982 contro il Cesena. Con gli azzurri ha conquistato uno scudetto e una Coppa Italia nel 1987, condividendo il campo con il Pibe de Oro. In carriera ha collezionato 9 presenze con il Napoli e ha vestito pure le maglie di Catania, Spezia, Ischia e Cavese. Fu anche una delle colonne portanti della primavera del Napoli allenata da Mariolino Corso.
“Lui era il calciatore più forte al mondo, io un giovane che pensava soltanto a divertirsi“, aveva raccontato qualche mese fa alla Gazzetta dello Sport. “Non ho saputo gestire il mio talento, ho perso tutte le occasioni. Ero sempre in giro di notte con Diego. Sapevi a che ora uscivi, ma non quando tornavi a casa“.
Fu proprio Puzone a organizzare la famosa partita nel fango ad Acerra, giocata nel marzo del 1985, per raccogliere fondi e aiutare un bambino nato con una grave malformazione al labbro. In quella partita Maradona segnò un goal simile a quello che avrebbe fatto l’anno successivo all’Inghilterra durante le semifinali del mondiale in Messico.
Dopo il ritiro, avvenuto all’età di appena 27 anni, l’ex ala destra classe ’63 è finito nel baratro. A causa della dipendenza dall’alcol era diventato un clochard, vivendo sulla stessa panchina su cui è tornato a sdraiarsi qualche giorno fa.
“La vita mi ha presentato il conto. Ho trascorso anni oltre il limite. L’eccessiva popolarità, i guadagni facili, i vizi“, aveva ammesso. In passato aveva affrontato un lungo ricovero e intrapreso un percorso di cure, era riuscito a uscire dal tunnel anche grazie a Maradona, ma da mesi era ricaduto di nuovo nell’alcolismo.
“Prima di lasciarci, Diego mi ha detto una frase cui ripenso ogni momento: ‘Pietro, devi salvarti’. Se adesso sono qui è anche grazie a lui”, aveva dichiarato qualche mese fa. Stavolta è stato necessario l’intervento dei suoi concittadini per salvarlo dalla panchina che rischiava di diventare il suo ultimo rifugio.
