Novak Djokovic ha sorpreso il mondo del tennis decidendo di lasciare il sindacato che lui stesso aveva co-fondato, la Professional Tennis Players Association (PTPA). La motivazione alla base di questa scelta risiede nella crescente distanza tra i suoi valori personali e la direzione che l’associazione ha preso negli ultimi anni.
In un annuncio pubblicato su X, Djokovic ha espresso la sua delusione per il modo in cui la PTPA è gestita, citando preoccupazioni riguardo alla trasparenza e alla rappresentazione della sua immagine. Ha sottolineato come il suo intento originario fosse quello di garantire ai giocatori una voce più forte e indipendente, un obiettivo che ritiene non più perseguibile all’interno dell’attuale struttura dell’organizzazione.
Negli ultimi tempi, la PTPA si è trovata al centro di polemiche per le sue accuse al sistema ATP, WTA e ITF, definito come “corrotto e abusivo”. Le critiche si sono concentrate su aspetti come il sistema di punteggio e il calendario dei tornei, considerato eccessivamente gravoso per i giocatori. Durante queste controversie, Djokovic si era già defilato, non figurando tra i firmatari delle denunce.
Un altro elemento di tensione è stato il supporto della PTPA a Jannik Sinner nel controverso caso di doping legato al Clostebol. Djokovic si è mostrato critico verso l’incoerenza dei protocolli antidoping, difendendo i diritti dei giocatori coinvolti in situazioni simili.
Nonostante la sua uscita dalla PTPA, Djokovic ha dichiarato di voler continuare a contribuire al tennis in modi che riflettano i suoi principi e ha augurato il meglio ai suoi ormai ex colleghi.




