Eddy Merckx, figura leggendaria del ciclismo mondiale, riflette sulla sua lunga carriera e sui momenti che hanno segnato la sua vita sportiva. Nonostante un recente intervento all’anca, il campione belga, che ha compiuto 80 anni, mantiene la grinta di sempre. Ha subito tre operazioni, l’ultima delle quali complicata da un’infezione, ma Merckx è determinato a tornare in sella.
Merckx ricorda con affetto Vittorio Adorni, suo compagno di squadra, che gli portò la prima copia de Il Giornale Nuovo nel 1975. “Era un grande signore, ho imparato molto da lui” afferma Merckx. La sua carriera è stata costellata da oltre cinquecento vittorie, tra cui cinque Tour de France e cinque Giri d’Italia, un palmarès che ancora oggi stupisce.
Merckx racconta il suo debutto al successo con la Milano-Sanremo del 1966, quando capì che il ciclismo sarebbe stato il suo futuro. Sebbene inizialmente considerato solo un velocista, dimostrò il suo valore su ogni terreno. “Alcuni dubitavano di me, ma ho dimostrato il contrario vincendo”, afferma con orgoglio.
Merckx non nasconde la sua ammirazione per Tadej Pogacar, definendolo un campione completo. “Non so se sia più forte di testa o di gambe, ma ha un binomio dirompente” dichiara. Anche il suo connazionale Remco Evenepoel è un talento, ma secondo Merckx non eguaglia la completezza di Pogacar.
Il campione belga ha un rapporto speciale con l’Italia, il paese che lo ha consacrato. Tra i suoi avversari più temibili, ricorda con rispetto Felice Gimondi, mentre tra le delusioni più cocenti menziona la squalifica di Savona e il tradimento al mondiale di Barcellona. Infine, Merckx riconosce l’abilità di Marco Pantani, definendolo “il più grande scalatore di sempre”.




