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    Home»Tennis»Gli US Open hanno cambiato pelle tre volte: il dettaglio che pochi conoscono
    Tennis

    Gli US Open hanno cambiato pelle tre volte: il dettaglio che pochi conoscono

    Francesca FiorentinoBy Francesca Fiorentino30 Agosto 2026 8:00Nessun commento3 Mins Read
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    giocatore di tennis
    giocatore di tennis - Unsplash
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    Gli US Open, al via oggi, rappresentano il quarto e ultimo torneo del Grande Slam nel calendario tennistico internazionale. Si svolgono dal 1881 senza interruzioni e dal 1978 trovano casa sui campi in cemento dell’USTA Billie Jean King National Tennis Center, situato a Flushing Meadows-Corona Park, nel Queens di New York. Da evento esclusivo per l’alta società americana, il torneo è diventato un campionato che mette in palio un montepremi senza eguali nella storia del tennis, coinvolgendo oltre 600 atleti professionisti tra uomini e donne in cinque categorie principali: singolare maschile e femminile, doppio maschile, femminile e misto, oltre ai tornei per juniores e seniores.

    La caratteristica più distintiva degli US Open è la sessione serale, una tradizione che precede addirittura l’attuale sede del torneo. Tutto ebbe inizio nel 1975 al West Side Tennis Club, quando il direttore Bill Talbert introdusse due grandi cambiamenti: il passaggio dai campi in erba alla terra verde e la programmazione delle partite in orario serale. Tre anni dopo, nel 1978, il torneo si trasferì da Forest Hills all’attuale complesso di Flushing Meadows, portando con sé questa nuova tradizione dei match dopo il tramonto.

    tennista in azione
    tennista in azione – Unsplash

    La sessione notturna si è così incastrata perfettamente con l’anima e le tradizioni di New York, la città che non dorme mai. Ma questa tradizione comporta però anche delle criticità. Nel 2024 Aryna Sabalenka ed Ekaterina Alexandrova hanno iniziato il loro match alle 00:08, il primo iniziato dopo la mezzanotte nella storia del torneo, terminando all’1:48.

    Dal punto di vista tecnico, la superficie attuale degli US Open è il cemento Laykold, diventato ufficiale nel 2020 dopo aver sostituito DecoTurf utilizzato per 42 anni. Si tratta di un hard court, ovvero una base rigida sulla quale vengono applicati diversi strati di rivestimento acrilico che determinano caratteristiche come attrito, rimbalzo e velocità. Laykold utilizza formulazioni e miscele di sabbia che consentono di intervenire sull’attrito della superficie, garantendo velocità e comportamento della palla il più possibile uniformi tra i diversi campi del complesso.

    Il celebre cemento blu degli US Open fece il suo debutto nel 2005. Fino all’edizione precedente i campi erano verdi. Il cambiamento fu principalmente visivo: il blu permetteva a giocatori, spettatori e telespettatori di distinguere più facilmente la pallina gialla durante gli scambi. Quando nel 2020 DecoTurf fu sostituito da Laykold, il torneo mantenne la ormai caratteristica identità cromatica blu.

    Gli US Open rappresentano un caso unico tra i quattro tornei del Grande Slam: erba, terra battuta e cemento sono state tutte superfici ufficiali della competizione nel corso della sua storia. Dal 1881 al 1974 si giocò sull’erba, dal 1975 al 1977 sulla terra battuta verde, e dal 1978 a oggi sul cemento, prima con DecoTurf e dal 2020 con Laykold. Jimmy Connors rimane il simbolo di questa trasformazione, essendo riuscito a vincere il torneo su tutte e tre le superfici.

    Definire semplicemente il cemento degli US Open come “veloce” o “lento” può essere fuorviante. La International Tennis Federation utilizza il Court Pace Rating per classificare la velocità delle superfici attraverso cinque categorie: slow, medium-slow, medium, medium-fast e fast. Il valore dipende principalmente da come la pallina interagisce con il terreno dopo il rimbalzo.

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    Francesca Fiorentino
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    Sono giornalista professionista, podcaster e voice talent. Mi sono laureata nel 2000 in Storia e Critica del Cinema con una tesi dedicata a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Da sempre appassionata di calcio (nonché tifosa), ho lavorato per dieci anni in radio occupandomi principalmente di sport, spettacolo e cultura, prima di approdare al web nel 2010. Dal 2018 produco e realizzo podcast di approfondimento dedicati a cinema, serie TV, cultura e lifestyle e mi occupo anche di formazione, insegnando podcasting.

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