Hanna Hellvig ieri ha affrontato l’Italia con la maglia della Svezia; il fatto che la sua nazionale sia stata sconfitta dalle azzurre fa parte dello sport, ma la storia di questa ragazza va ben oltre la pallavolo. A 26 anni, la schiacciatrice svedese ha deciso di raccontare pubblicamente per la prima volta la sua battaglia contro l’artrite reumatoide, una malattia che per anni le ha provocato dolori difficili da spiegare e, soprattutto, difficili da far comprendere a chi le stava intorno.
Hellvig appartiene a una famiglia profondamente legata allo sport. Il fratello Jonatan è campione del mondo e olimpico di beach volley, mentre la sorella minore Agnes sta cercando di seguire la stessa strada. Hanna è ormai una delle giocatrici di riferimento della Nazionale svedese, ma il suo percorso verso il successo è stato tutt’altro che lineare.
Qualche anno fa, infatti, nella sua vita è comparso un dolore apparentemente senza motivo. Un dolore che continuava a tornare e che non trovava una spiegazione. “Avevo male senza una ragione“, ha raccontato a SVT Sport. Per molto tempo, la stessa Hellvig ha pensato che potesse trattarsi semplicemente di un sovraccarico dovuto all’attività sportiva.
Il problema, però, non era soltanto fisico. A rendere ancora più difficile quel periodo era il fatto che alcune persone intorno a lei non credessero davvero a quello che stava vivendo. “A volte mi dicevano che me lo stavo inventando, che era tutto nella mia testa, che ero debole“, ha raccontato la pallavolista.
Parole che, alla lunga, hanno avuto un peso enorme. Hellvig è arrivata persino a mettere in discussione se stessa e la propria condizione mentale. Poi è arrivata la diagnosi: artrite reumatoide, una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti dell’organismo, provocando infiammazione e dolore soprattutto a livello delle articolazioni.
Non esiste una cura definitiva, ma esistono trattamenti farmacologici in grado di controllare la malattia e permettere a chi ne soffre di continuare a condurre una vita attiva. Per Hellvig, sapere finalmente che cosa stava succedendo ha rappresentato una svolta anche sul piano personale. “È stato difficile, ma in un certo senso è stato bello ricevere una diagnosi e avere la conferma che provavo davvero dolore“, ha spiegato.
Per molto tempo, al di fuori della sua cerchia più stretta, nessuno sapeva della malattia. Hellvig aveva scelto di non parlarne pubblicamente, probabilmente anche per non permettere che la sua condizione diventasse l’elemento attraverso cui venisse raccontata la sua carriera. La decisione di raccontare la propria esperienza nasce infatti anche dalla volontà di dare coraggio a chi vive situazioni simili, soprattutto a quelle persone che provano un dolore difficile da vedere dall’esterno e che magari si sono sentite dire, come è successo a lei, che fosse tutto nella loro testa.
E c’è un dettaglio che rende ancora più significativa la sua storia: mentre affrontava tutto questo lontano dai riflettori, Hellvig stava costruendo la migliore stagione della propria carriera. Nell’ultima annata, con la squadra polacca dell’Uni Opole, la svedese ha giocato una pallavolo straordinaria dalla sua posizione di schiacciatrice. La formazione ha chiuso il campionato al terzo posto e Hellvig ha concluso la stagione addirittura al quarto posto nella classifica delle migliori realizzatrici.
Il dolore non è scomparso, ma oggi Hanna Hellvig ha scelto di non nasconderlo più per aiutare più persone possibile. Uscire dall’Europeo per mano dell’Italia è stato duro, ma quel palcoscenico è comunque servito a mostrare la sua forza.
