L’Autorità nazionale anticorruzione ha stabilito che Giovanni Malagò può candidarsi alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il parere, richiesto dal ministro dello Sport e dei Giovani Andrea Abodi, dissolve i dubbi sulla presunta incompatibilità tra il suo passato incarico al Coni e la nuova carica. La decisione arriva a pochissimi giorni dall’assemblea elettiva, fissata per lunedì 22 giugno 2026.
La vicenda nasce da un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore della Lega Roberto Marti, che aveva chiesto chiarimenti su una possibile violazione delle regole sul cosiddetto pantouflage. Si tratta di un meccanismo previsto dalla normativa anticorruzione, pensato per impedire a chi ha occupato ruoli di vertice in un ente di vigilanza di assumere immediatamente incarichi presso soggetti privati su cui quello stesso ente esercitava controllo.
Nel caso specifico, il timore era che Malagò, presidente del Coni fino a giugno 2025, non potesse accedere alla guida della Figc prima che trascorressero i tre anni di “raffreddamento” previsti dalla legge Severino, proprio perché il Comitato olimpico esercita funzioni di vigilanza sulle federazioni sportive nazionali, calcio compreso.
Il ministro Abodi aveva interpellato sia il Collegio di Garanzia del Coni sia l’Anac, presieduta da Giuseppe Busia, per ottenere un riscontro tecnico prima del voto. Il primo verdetto, favorevole a Malagò sul piano sportivo, era già arrivato nei giorni precedenti. Quello dell’Anac era considerato decisivo, perché un’eventuale bocciatura avrebbe potuto aprire la strada a ricorsi capaci di travolgere l’intera assemblea elettiva.
Nella nota diffusa dall’Autorità, i tecnici hanno chiarito un punto decisivo: la norma sulle incompatibilità si applica solo quando, finito un incarico pubblico, la persona passa a un rapporto di lavoro vero e proprio con un soggetto privato, sia esso una collaborazione, una consulenza o un impiego. Diventare presidente della Figc, però, è tutt’altra cosa: è una carica elettiva, decisa dal voto dell’assemblea, non un contratto di lavoro. Mancando quindi alla radice il presupposto che la legge richiede per parlare di incompatibilità, l’Anac non ha nemmeno dovuto verificare gli altri requisiti previsti dalla norma.
C’è poi una seconda ragione, di merito, condivisa anche da diversi giuristi della materia. Il pantouflage nasce per evitare un rischio preciso: che chi ha controllato un settore vada poi a “monetizzare” quell’influenza lavorando per un’azienda privata che prima vigilava. Ma il legame tra Coni e Figc non assomiglia a quello tra un controllore esterno e un’impresa di mercato: la Federcalcio è parte integrante dell’ordinamento sportivo italiano, di cui il Coni è il vertice riconosciuto, non un soggetto privato indipendente su cui il Comitato olimpico esercitava una vigilanza dall’esterno. Per questo, secondo gli esperti, il rischio che la norma vuole scongiurare non si configura in questo passaggio.
Con questo doppio via libera, sportivo e amministrativo, la corsa di Malagò alla presidenza della Figc arriva all’assemblea del 22 giugno, in programma all’hotel Cavalieri di Roma, senza più ombre giuridiche pendenti. Nella stessa tornata elettorale si presenta Giancarlo Abete, ex presidente del Coni e attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, sostenuto da una parte del mondo federale, mentre Malagò può contare sull’appoggio della Lega Serie A e di altre componenti del calcio professionistico.
