Quando si pensa alla preparazione atletica di un pilota di Formula 1, la mente corre subito a gambe forti per la frenata o braccia potenti per gestire il volante. C’è però una parte del corpo che riceve un’attenzione particolare, tanto da diventare quasi un marchio di fabbrica visivo dei piloti: il collo. Il cosiddetto neck training è oggi uno dei pilastri fondamentali della preparazione fisica in Formula 1, al punto che università e ricercatori ne studiano gli effetti biomeccanici.
Il motivo è semplice quanto impressionante. Durante una gara, la testa del pilota, appesantita da un casco che pesa circa 6,5 kg (a cui si aggiungono strutture di sicurezza come l’HANS), non ha alcun supporto laterale all’interno dell’abitacolo, perché deve garantire la massima visibilità e libertà di movimento. In curva, in frenata o in accelerazione, il collo si trova a dover sopportare forze G che possono arrivare fino a 5-6 G, equivalenti a un carico reale di 25-40 kg concentrato sulla zona cervicale. Ripetuto decine di volte per giro, per decine di giri, per un’ora e mezza o due di gara.
Per questo motivo, i programmi di allenamento dei piloti prevedono sessioni specifiche e spesso poco convenzionali. Il metodo più diffuso e più fotografato è quello dell’allenamento isometrico: il pilota si lega la testa a un tirante, all’altra estremità del quale c’è un peso oppure un preparatore atletico che esercita resistenza. L’obiettivo non è muovere la testa, ma mantenerla ferma opponendosi alla forza esterna, esattamente come avviene in pista quando l’auto accelera o cambia direzione. Alcuni team, come McLaren con il suo “F1 Trainer” sviluppato insieme a Technogym, utilizzano anche macchinari specifici che riproducono la posizione di guida, permettendo un carico progressivo e mirato sulla muscolatura cervicale.

Un’altra pratica molto diffusa consiste nell’utilizzo di caschi appesantiti o zavorrati, con cui i piloti eseguono movimenti di flessione, estensione e rotazione laterale, replicando gli stress subiti durante le curve ad alta velocità. A questi esercizi di forza si affiancano sedute di mobilità e stretching cervicale, indispensabili per mantenere un equilibrio corretto tra potenza muscolare e flessibilità, riducendo il rischio di infortuni.
Non è un caso che diversi studi scientifici recenti, incluse ricerche condotte da università italiane in collaborazione con i preparatori di piloti del calibro di Max Verstappen e Charles Leclerc, abbiano documentato come la guida in Formula 1 produca un vero e proprio adattamento fisico del corpo, sviluppando in particolare la forza del collo, la muscolatura del tronco e la capacità cardiaca di gestire picchi di frequenza estremi.
I rischi, se questo lavoro viene trascurato, sono concreti: dalle contratture muscolari alla cervicalgia cronica, fino a infiammazioni dei nervi cervicali con dolore irradiato verso spalle e braccia. Ecco perché, oggi, nessun pilota professionista può permettersi di ignorare il proprio collo: è, letteralmente, il muscolo che permette di guardare dritto verso il traguardo a oltre 300 km/h.
