Un predestinato sin da bambino. Kimi Antonelli compie oggi 20 anni e il ritratto che fa di lui papà Marco, intervistato da Gazzetta dello Sport è chiarissimo: era speciale sin da bambino, quando piangeva se lo staccavi dal volante. Antonelli è leader della classifica piloti del mondiale di Formula 1, ma la sensazione è che davanti a sé avrà una lunga strada di successi.
La storia di Kimi con i motori inizia prestissimo, in un modo che ha del prodigioso. Era il 2007, sulla pista di Sarno. Il piccolo Antonelli aveva appena compiuto un anno quando i genitori lo portarono a un evento organizzato con macchine stradali, da corsa e kart. Marco ricorda perfettamente quel momento: si sedette al volante di un kart con il figlio in braccio e alla fine del giro, quando la mamma Veronica provò a tirarlo giù, il bambino si mise a piangere.
Ma il momento in cui Marco ha davvero compreso di avere tra le mani un talento fuori dall’ordinario è arrivato qualche anno dopo. Kimi aveva dieci anni e insieme al padre fecero alcuni giri di pista ad Adria con una Lamborghini Super Trofeo. I ruoli erano divisi: Marco frenava e accelerava, il piccolo Andy cambiava marcia.
A un certo punto padre e figlio entrarono in una sintonia perfetta, andavano parecchio forte e si trovarono in sovrasterzo alla prima staccata della pista. La reazione di Kimi lasciò il padre senza parole: controllò il sovrasterzo perfettamente, come uno che l’aveva già fatto decine e decine di volte. Lì si rese conto che suo figlio aveva qualcosa di speciale.
La Formula 1 non è mai stata vissuta dalla famiglia Antonelli come un obiettivo da raggiungere a ogni costo. Ma il fatto che Antonelli sia il più giovane leader di un Mondiale nella storia un valore di certo lo ha. Se dovesse centrare il titolo, polverizzerebbe il record di Sebastian Vettel, campione del mondo nel 2010 a ventitré anni e 134 giorni.
Ma Marco Antonelli è soprattutto un padre orgoglioso e a domanda specifica su cosa augurerà al figlio per il compleanno la risposta è tenera:
“Prima di tutto la salute, che è qualcosa che diamo troppo spesso per scontato. Pochi giorni fa abbiamo detto addio a un giovane pilota di soli 39 anni (Cedric Sbirrazzuoli, ndr) portato via da una malattia, che in passato aveva corso anche con il mio team, ed eventi come questo rimettono in ordine le priorità. Poi gli auguro di rimanere quello che è, dolce e generoso, e di continuare a fare quello che ama il più a lungo possibile“.
Otto anni fa, a dodici anni, Kimi varcava la griglia di partenza del Gran Premio d’Italia come grid kid, uno dei bambini invitati a presenziare durante l’Inno d’Italia al fianco dei piloti. Guardava i suoi miti nascosto sotto un cappellino bianco della Formula 1, immaginando un giorno di essere lì con loro. Oggi si prepara a tornare sulla stessa griglia nel ruolo di leader del Mondiale, il primo italiano a farlo dai tempi di Alberto Ascari. A Monza, domenica 6 settembre, si preparerà un’altra festa.
