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    Home»Tennis»La queue di Wimbledon: la coda più famosa del tennis mondiale, dove la pazienza vale più del portafoglio
    Tennis

    La queue di Wimbledon: la coda più famosa del tennis mondiale, dove la pazienza vale più del portafoglio

    Tiziana MorgantiBy Tiziana Morganti27 Giugno 2026 18:00Nessun commento3 Mins Read
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    Pubblico sul centrale di Wimbledon
    Pubblico sul centrale di Wimbledon - Wikimedia
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    C’è un modo per entrare a Wimbledon senza spendere una fortuna, senza sperare in un sorteggio e senza conoscere qualcuno nel posto giusto. Si chiama queue, semplicemente coda in inglese, ed è una delle tradizioni più affascinanti e democratiche dell’intero panorama sportivo mondiale. Con il torneo dei Championships 2026 al via il 29 giugno, è il momento giusto per scoprire come funziona questo rituale unico, che ogni anno trasforma i prati attorno all’All England Club in un accampamento festoso di appassionati da ogni angolo del pianeta.

    Arrivare a Wimbledon con un biglietto in mano non è impresa semplice. Le strade sono sostanzialmente tre: fortuna, disponibilità economica e pazienza. La prima è quella del ballot, il sorteggio che si chiude mesi prima dell’inizio del torneo, con il quale gli estratti ottengono una prelazione per l’acquisto dei biglietti, senza però poter scegliere giorno né campo. La seconda, invece, prevede pacchetti VIP a prezzi proibitivi per la maggior parte dei comuni mortali. La terza, ossia la queue, è quella che ha conquistato il cuore di chi ama il tennis sul serio: accessibile, imprevedibile, memorabile.

    Migliaia di appassionati, infatti, si mettono in fila all’esterno del circolo ogni giorno, molti accampati dalla notte precedente con tende e attrezzatura al seguito. Chi arriva all’alba trova già un serpentone umano che si snoda per centinaia di metri. Gli stewart dell’organizzazione gestiscono il flusso con precisione: a ogni persona che si inserisce correttamente viene consegnata la cosiddetta queue card, ossia un cartoncino numerato che diventa al tempo stesso il proprio passaporto per l’ingresso e un piccolo souvenir da conservare. Il numero assegnato garantisce il rispetto rigoroso dell’ordine: nessun tentativo di furberia viene tollerato.

    L’attesa può durare ore, ma l’ambiente è tutt’altro che noioso: i cancelli aprono intorno alle 8.30, il che significa almeno quattro o cinque ore di attesa per chi non sia arrivato nella notte. Eppure l’atmosfera è carica di energia, chi aspetta lo fa con spirito di festa, tra conversazioni con sconosciuti diventati compagni di avventura, cibo acquistato dagli appositi truck e un generale senso di complicità. È la magia della queue che trasforma l’attesa in parte integrante dell’esperienza.

    Chi riesce ad arrivare alla biglietteria quando ci sono ancora posti disponibili può scegliere tra quattro tipologie di ticket: il biglietto Ground a 30 sterline circa, che dà accesso a tutti i campi dal 3 al 18, il Centre Court a 140 sterline, il campo numero 1 a 130 sterline e il campo numero 2 a 80 sterline. Chi entra solo con il Ground, però, non è escluso dalla possibilità di vedere il centrale: esiste il resale, la rivendita dei biglietti di chi abbandona i campi prima del termine della giornata. La coda, in questo caso, è virtuale: basta farsi scansionare il proprio WimbledonID dall’app nei pressi del campo 18, entrare in lista d’attesa e aspettare il proprio turno. Il prezzo scende a 15 sterline per il centrale e 10 per i campi 1 e 2.

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    Tiziana Morganti
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    Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

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