Close Menu
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Sportoggi.com
    Facebook Instagram YouTube
    • Tennis
    • Calcio
    • Formula 1
    • MotoGP
    • Ciclismo
    • Basket
    • Atletica
    • Storie
    • Sport in tv oggi
    • Livescore
    • Altri sport
      • Canottaggio
      • Pesistica
      • Pugilato
      • Combattimento
      • Baseball
      • Ginnastica
      • Golf
      • Ippica
      • Nuoto
      • Pallavolo
      • Rugby
      • Sport invernali
    Sportoggi.com
    Home»Storie»Nel mese del Pride, le storie di chi trovò la forza di raccontarsi quando lo sport non era ancora pronto
    Storie

    Nel mese del Pride, le storie di chi trovò la forza di raccontarsi quando lo sport non era ancora pronto

    Francesca FiorentinoBy Francesca Fiorentino20 Giugno 2026 12:00Nessun commento4 Mins Read
    Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    persone che sollevano bandiera arcobaleno
    persone che sollevano bandiera arcobaleno - Unsplash
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    Giugno porta con sé il Pride e, anche nel mondo sportivo, cresce la visibilità di atlete e atleti che decidono di raccontare apertamente il proprio orientamento sessuale. Dai campi da calcio alle piscine olimpioniche, passando per i campi da tennis, sempre più protagonisti dello sport scelgono di rompere un silenzio durato decenni, restituendo dignità a un tema che per troppo tempo è stato vissuto come un peso da nascondere.

    Le campagne di sensibilizzazione e i tanti volti noti impegnati nella battaglia contro l’omofobia non hanno ancora eliminato del tutto la reticenza che circonda l’omosessualità nello sport, ma negli ultimi anni i campioni disposti a raccontarsi pubblicamente sono cresciuti in numero, lasciando un’eredità importante.

    Guardando al passato, il legame tra sport e omosessualità è stato segnato a lungo da isolamento e pregiudizio. Il calciatore inglese Justin Fashanu, il primo professionista a dichiararsi gay, nel 1990 dovette affrontare un’ostilità durissima: il mondo del pallone gli voltò le spalle, e persino il fratello, anch’egli calciatore, prese le distanze da lui. Otto anni dopo, travolto da un’accusa di stupro, Fashanu si tolse la vita.

    Visualizza questo post su Instagram

    Un post condiviso da EDI Team (@psc_edi_team)

    Il cestista Jason Collins e il calciatore Robbie Rogers hanno scelto di parlare mentre erano ancora in attività, contribuendo a una narrazione meno tragica e più costruttiva: il coming out non comporta più automaticamente la fine di una carriera, anche se barriere economiche e culturali continuano a esistere. Un fattore decisivo è arrivato dalle nuove generazioni di tifosi, più disposte ad ascoltare e sostenere, e dai social network, che hanno amplificato voci rimaste a lungo inascoltate.

    Nel tennis femminile, figure come Martina Navratilova hanno avuto un ruolo pionieristico: la campionessa, naturalizzata statunitense dopo essere nata in Cecoslovacchia, dichiarò la propria omosessualità nel 1981, pagando sulla propria pelle il prezzo della visibilità in un’epoca ben meno tollerante. Prima ancora, Billie Jean King aveva fatto della battaglia per i diritti un tratto distintivo della propria carriera, dimostrando che eccellenza sportiva e libertà di espressione potevano convivere, seppur a costi personali talvolta molto alti.

    Visualizza questo post su Instagram

    Un post condiviso da Harvard’s Center for Public Leadership (@harvardcpl)

    Tra i racconti più toccanti dell’ultimo decennio c’è quello del nuotatore australiano Ian Thorpe, tra i più grandi della storia di questo sport. Nel 2014, in un’intervista televisiva, annunciò pubblicamente la propria omosessualità, sottolineando la speranza che il suo gesto potesse aiutare altre persone a liberarsi di un peso portato per anni in silenzio. Thorpe raccontò anche la depressione attraversata nel periodo in cui negava a se stesso e agli altri la propria identità, arrivando persino a smentire pubblicamente le voci sul suo orientamento in un libro autobiografico pubblicato due anni prima del coming out.

    Il tuffatore statunitense Greg Louganis, quattro volte campione olimpico e cinque volte campione del mondo, ha rappresentato un altro simbolo della lotta contro l’omofobia nello sport. Rivelò la propria omosessualità nel 1994, raccontando di essere sieropositivo già dal 1988, anno in cui un episodio drammatico lo rese protagonista involontario di un momento storico delle Olimpiadi: un colpo alla testa contro il trampolino durante le qualificazioni, curato senza rivelare al medico il rischio di contagio. Nonostante l’incidente, conquistò comunque la medaglia, e anni dopo sposò il proprio compagno in una cerimonia celebrata a Malibù.

    Visualizza questo post su Instagram

    Un post condiviso da Greg Louganis (@greglouganis)

    Le storie di visibilità non si limitano ai grandi nomi di un tempo. Nel tennis, il brasiliano Joao Lucas Reis da Silva ha scelto i social network nel 2024 per raccontare la propria omosessualità, diventando il primo tennista in attività nel circuito maschile professionistico a farlo pubblicamente; prima di lui, un altro giocatore aveva preferito attendere il ritiro per fare lo stesso passo. Nel calcio, ambiente storicamente più resistente al cambiamento, calciatori come Jakub Jankto e Jake Daniels hanno dimostrato che si può essere professionisti di alto livello e dichiaratamente omosessuali, anche in un contesto dove la cultura machista resta forte, specialmente nei campionati maschili.

    In Italia, un esempio significativo arriva da Carolina Morace, ex calciatrice oggi parlamentare europea, che ha scelto di parlare pubblicamente del proprio orientamento solo a 56 anni, dimostrando come non esista un’età o un momento “giusto” per farlo, ma piuttosto un percorso personale di consapevolezza. Anche la pugile Irma Testa, nel 2022, ha deciso di condividere pubblicamente la propria storia.

    Visualizza questo post su Instagram

    Un post condiviso da GAY.IT 🌍🪐✨ (@gayit)

    Ultime in ordine di tempo a celebrare il proprio amore (ma l’elenco sarebbe lunghissimo) sono Elisa Bartoli e Lucia Di Guglielmo, calciatrici della Nazionale italiana.

    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    Francesca Fiorentino
    • Instagram

    Sono giornalista professionista, podcaster e voice talent. Mi sono laureata nel 2000 in Storia e Critica del Cinema con una tesi dedicata a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Da sempre appassionata di calcio (nonché tifosa), ho lavorato per dieci anni in radio occupandomi principalmente di sport, spettacolo e cultura, prima di approdare al web nel 2010. Dal 2018 produco e realizzo podcast di approfondimento dedicati a cinema, serie TV, cultura e lifestyle e mi occupo anche di formazione, insegnando podcasting.

    Articoli recenti
    • Inter-Napoli, Chivu punge Milan e Juve: poi la carezza ad Allegri: “Ha vinto sei scudetti”
    • Sonno, zero glutine e integratori: il metodo Malen che sta facendo impazzire Gasperini e la Roma
    • Ferrari, che spettacolo a Monza! Poi Russell gela le Rosse: il verdetto delle libere
    Facebook Instagram YouTube
    © 2026 SportOggi.com proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - info@digitaldreams.it

    Questo blog non è una testata giornalistica registrata, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità; non rientra pertanto tra le pubblicazioni soggette agli obblighi previsti dalla legge n. 62 del 7 marzo 2001.

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.