Per un breve istante, l’illusione che il Napoli avesse detto “no” ai nomi in arabo sulle maglie aveva fatto sognare molti tifosi. La speranza che la squadra partenopea avesse risposto con un rifiuto a una moda dettata da logiche di marketing, come accaduto al Milan nella recente partita a Riad, è stata però presto dissipata. Il Napoli ha chiarito che non c’è mai stato un rifiuto, anzi, avrebbero potuto considerare l’idea se avessero saputo in anticipo. La scelta del Milan di esibire nomi in arabo era legata al desiderio di omaggiare i tifosi del Golfo, una strategia che risponde a interessi commerciali e di fan club.
In questo contesto, il calcio segue le orme della Formula 1, che già nel 2004 aveva aperto la strada alle sponsorizzazioni nel Golfo, con il Gran Premio del Bahrain. Tuttavia, questo adattamento alle esigenze di mercato solleva alcune questioni. Da un lato, è comprensibile che lo sport segua il denaro, ma dall’altro non si può ignorare che queste attenzioni, rivolte in un’unica direzione, potrebbero far perdere di vista l’importanza della propria identità.
Non bisogna dimenticare che anche i tifosi arabi apprezzano le maglie dei loro beniamini con le scritte occidentali, così come i fan europei potrebbero gradire un tocco di novità. L’equilibrio tra tradizione e modernità diventa quindi fondamentale per non alienare nessuna delle due anime che popolano il mondo del calcio, sia quelle appassionate di novità che quelle ancorate alle tradizioni.