Un minuto di silenzio sembra una richiesta semplice, ma nella frenesia della vita moderna diventa un’impresa ardua. Specialmente nel calcio, dove il rispetto dovrebbe prevalere. San Siro, ieri, è stato teatro di un episodio che ha lasciato l’amaro in bocca: il minuto di silenzio in memoria delle vittime di Crans Montana è stato interrotto dall’urlo di un individuo in cerca di attenzione. A questo, che forse si credeva spiritoso, chiediamo di riflettere anche solo per un attimo su quanto dolore possano provare le famiglie che hanno perso un figlio in modo tanto tragico. Mostrare un po’ di rispetto non sarebbe stato più adeguato?
La scena vergognosa si è ripetuta durante la partita Atalanta-Roma, dove i tifosi, o meglio, una parte di essi che preferiamo definire semplicemente “gente” per non dare loro alcuna connotazione di appartenenza, hanno trasformato il momento di commemorazione in un’opportunità per insultare la curva avversaria. Tutto questo appena il minuto di silenzio è terminato, senza neanche aspettare un secondo.
Si tende a minimizzare dicendo che si tratta di pochi teppisti, ma se ci soffermiamo a riflettere, il dubbio che siano molti di più diventa concreto. E forse non sono neanche più solo teppisti, ma un segnale di un problema più ampio che affligge il mondo del calcio e non solo.




