Gianluca Rocchi torna a parlare dopo 129 giorni dall’esplosione dell’inchiesta che lo ha coinvolto in un’intervista esclusiva al Corriere dello Sport. L’ex designatore arbitrale, 53 anni, era finito al centro di un’indagine per concorso in frode sportiva relativa alle presunte alterazioni nelle designazioni arbitrali. Ora la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del procedimento.
Il 25 aprile aveva segnato l’inizio della vicenda, portando Rocchi a decidere di autosospendersi dal ruolo di designatore. Una scelta presa autonomamente, senza un obbligo formale, con l’obiettivo dichiarato di non condizionare il lavoro degli arbitri fino alla conclusione della stagione.
“Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi, gli arbitri. Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari“.

L’inchiesta aveva riguardato presunti favori e possibili condizionamenti nelle designazioni, con particolare attenzione ai rapporti con alcuni dirigenti di club. Tra i nomi finiti nel caso anche quello di Beppe Marotta, circostanza che Rocchi ha negato, sostenendo di non avere mai avuto né cercato rapporti con i dirigenti delle società.
“Marotta? Mai sentito, così come non ho mai avuto né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club“.
La vicenda aveva inoltre complicato il percorso di Rocchi ai vertici dell’Associazione Italiana Arbitri. L’ex designatore era considerato uno dei candidati più accreditati alla presidenza dell’Aia prima dell’esplosione dell’inchiesta. Nel corso dell’intervista al Corriere dello Sport, Rocchi ha ripercorso anche i mesi successivi al 25 aprile, raccontando l’impatto dell’indagine sulla sua vita quotidiana.
“Mi è esplosa una bomba nella vita. Me lo sarò ripetuto cinquanta volte: perché a me? Cosa ho combinato? Da impazzire, credimi. E le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché?“
L’ex designatore ha parlato anche del periodo trascorso lontano dal suo incarico, dopo anni di attività senza pause legate alle responsabilità del ruolo.
“Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico, è un disagio enorme. Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli, diventa improvvisamente un inferno e la mattina vorresti non svegliarti“.
Rocchi ha comunque riconosciuto alcuni errori commessi durante la sua gestione della classe arbitrale, indicando in particolare la comunicazione sul Var della stagione precedente.
“Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore“.
Sul rapporto con le società, l’ex designatore ha ribadito di avere sempre operato senza favorire o penalizzare alcun club.
“Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri, e quando dico da sempre non mi riferisco solo al mio periodo. Io posso garantire che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia“.
La richiesta di archiviazione della Procura di Milano dovrà ora essere sottoposta al giudice per le indagini preliminari. Resta inoltre aperto il procedimento sulle cosiddette “bussate”, trasferito alla Procura di Monza per competenza. Per Rocchi, dunque, l’inchiesta principale entra nella fase decisiva verso l’archiviazione, mentre resta da definire il procedimento separato. Dopo 129 giorni, l’ex designatore ha scelto di raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti.
