Nils Liedholm osserva il campo del Comunale di Torino con un misto di apprensione e speranza. Un anno fa, la sua Roma si era arresa alla Juventus con un doppio 2-1. Ora, il 4 dicembre 1983, davanti a 62 mila spettatori, la storia sembra ripetersi. Ma Liedholm ha preparato bene la partita, mettendo in difficoltà Trapattoni, Platini e compagni. La sfida resta equilibrata fino a metà tempo, quando i giallorossi accelerano. Al sessantaduesimo minuto, Bruno Conti lascia partire un sinistro rasoterra che batte Tacconi.
La gioia però è di breve durata. Michel Platini, con una magistrale punizione, pareggia a tredici minuti dalla fine, e poco dopo Mimmo Penzo sigla il 2-1 per la Juventus. La Roma sembra destinata a un’altra sconfitta. Il barone riflette, consapevole che serve un colpo d’ala per evitare la disfatta. I minuti scorrono inesorabili, e la delusione romanista cresce.
Quando tutto sembra perduto, a due minuti dalla fine, la Roma trova un’ultima scintilla. Nela lancia lungo, Bonetti serve Chierico che crossa in area. Qui, nel cuore della difesa bianconera, si erge Roberto Pruzzo. Volta le spalle alla porta e, con un’azione fulminea, esegue una rovesciata perfetta. Il pallone finisce in rete, lasciando Tacconi impotente. Il Comunale ammutolisce, mentre i tifosi romanisti esplodono di gioia.
Dopo il gol, Pruzzo dedica la prodezza a Carletto Ancelotti, infortunato. Platini commenta: “Non è stato un caso, Pruzzo cercava il gol dall’inizio”. Nonostante lo scudetto vada alla Juventus, quella rovesciata ha tenuto viva la speranza della Roma, prolungando il sogno.





