Fuori dal campo, lontano dai riflettori del palazzetto, Ekaterina Antropova diventa un’altra persona. La schiacciatrice russo-italiana, oggi punta di diamante della nazionale azzurra, coltiva passioni che raccontano un lato della sua personalità decisamente inaspettato per chi la conosce solo attraverso le sue schiacciate.
Il primo grande hobby è la fotografia, ma non quella immediata e ritoccabile degli smartphone. La Antropova ha scelto la strada più lenta e imprevedibile dell’analogico: macchina fotografica tradizionale, rullino, sviluppo in camera oscura. Nessun filtro, nessuna possibilità di correggere l’inquadratura dopo lo scatto. Trentasei fotogrammi a disposizione, e solo al termine del processo di sviluppo si scopre il risultato. Una scelta che stride con la velocità del mondo digitale, ma che si sposa perfettamente con la pazienza richiesta da uno sport come la pallavolo, fatto di ripetizione, attesa e gesti da perfezionare nel tempo.
C’è poi l’università, un percorso non lineare ma significativo. La pallavolista, infatt, è iscritta alla facoltà di Psicologia, un percorso di studi interrotto e ripreso più volte per via degli impegni tra club e nazionale, ma che non ha mai voluto abbandonare del tutto.
Una questione di orgoglio personale, ha spiegato lei stessa, prima ancora che di necessità accademica. Gli studi le servono a due scopi precisi: mantenere la mente allenata su qualcosa di diverso dal muro avversario e trovare gli strumenti per affrontare i momenti complicati, sia dentro che fuori dal campo. In un sistema che chiede alle atlete concentrazione quasi esclusiva sullo sport, la scelta di continuare a studiare psicologia rappresenta una forma di equilibrio personale, oltre che professionale.
Infine, il sogno più sorprendente di tutti: lavorare, un giorno, nel mondo della moda. Un desiderio che assume un significato particolare se si considera il suo passato, un numero di scarpe fuori dagli standard,il 45, e il fatto che da adolescente veniva spesso scambiata per un’adulta a causa della sua altezza fuori norma. Un dettaglio che in passato poteva pesare, e che oggi diventa invece una piccola rivincita personale: trasformare quello che poteva sembrare un limite in un punto di forza, magari sulle passerelle o dietro le quinte di un settore che valorizza proprio l’unicità fisica.
il suo ritratto, dunque, è lontano dagli stereotipi dell’atleta monotematica: nata in Islanda da genitori russi, cresciuta sportivamente tra Russia e Italia, naturalizzata italiana dal 2023, la Antropova sta costruendo un percorso che va oltre il campionato e la nazionale.
