Dietro una campionessa come Aryna Sabalenka c’è molto più di un allenatore. C’è una storia personale fatta di difficoltà estreme, sopravvivenza e trasformazione. È quella di Jason Stacy, preparatore atletico e mentale entrato nel team della tennista bielorussa nel 2018 e diventato negli anni una figura fondamentale nella gestione della pressione e delle emozioni.
La sua vita, prima del tennis, sembra appartenere a un’altra epoca. Stacy aveva appena 13 anni quando, dopo la morte del padre, si ritrovò senza una casa a Tacoma, nello Stato di Washington. La strada lo mise presto davanti a situazioni pericolose: nel corso della sua giovinezza subì episodi di violenza, tra cui sparatorie e accoltellamenti, riportando anche diverse commozioni cerebrali. Una realtà dalla quale avrebbe potuto essere travolto.
Stacy racconta di essere riuscito a non finire nel mondo della droga proprio grazie alla scelta di restare fedele ai propri principi. Una decisione che, col tempo, è diventata uno dei pilastri della sua filosofia professionale: imparare dalle difficoltà senza permettere alle difficoltà di definire una persona.
A cambiare direzione alla sua vita è stato anche lo sport. Il jiu-jitsu ha avuto un ruolo centrale nel suo percorso, fino alla conquista della cintura nera. Da lì è arrivata la formazione come terapista sportivo e, successivamente, quella da coach. Un percorso che lo ha portato a lavorare anche con i Seattle Sounders, entrando progressivamente nel mondo dello sport professionistico.
L’incontro con la Sabalenka è arrivato attraverso l’ambiente del tennis e il precedente allenatore della bielorussa, Dmitry Tursunov. Stacy ha individuato immediatamente un potenziale enorme nella giocatrice, ma anche alcuni aspetti da migliorare. Il problema non era soltanto fisico: secondo il coach, la Sabalenka doveva sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio corpo e soprattutto imparare a gestire meglio le proprie emozioni.
È proprio qui che la storia personale di Stacy incontra quella della campionessa. Sabalenka è diventata una delle giocatrici più dominanti del circuito, ma il suo carattere esplosivo è sempre stato parte integrante del personaggio. Rabbia, frustrazione e momenti di sconforto sono emersi anche nei periodi più difficili della carriera.
Stacy, quindi, lavora su un aspetto che va oltre la preparazione atletica: la consapevolezza. L’obiettivo è aiutare Sabalenka a riconoscere quello che accade nella propria testa e trasformare le difficoltà in uno strumento di crescita. Un approccio che il coach ha maturato sulla propria pelle, attraverso esperienze molto più dure di quelle che normalmente si incontrano nel mondo dello sport.
La sua esperienza è diventata anche un libro. Si intitola The Pressure Code e racconta il percorso che lo ha portato dalla strada al ruolo di preparatore di una numero uno del tennis mondiale. Stacy vuole utilizzare ciò che ha imparato per aiutare gli altri a costruire resilienza e consapevolezza, ma con una differenza fondamentale: imparare dalle esperienze e dalle sfide senza dover necessariamente attraversare i traumi che hanno segnato la sua giovinezza.
