Jannik Sinner torna a parlare, e lo fa come sempre: con misura, lucidità e quella capacità rara di trovare significato anche nelle pagine che non sono andate come sperava, come l’ultima sconfitta subita al Roland Garros per problemi di tenuta fisica.
«Cerco sempre di vedere il lato positivo delle situazioni, e l’ho fatto anche dopo il Roland Garros», ha spiegato l’altoatesino. «Un blocco di allenamento così lungo era necessario dopo aver giocato tanto negli ultimi mesi. Dopo la sconfitta mi sono preso una settimana di riposo con famiglia e amici, poi ho cercato di sfruttare al massimo ogni giorno. Sono soddisfatto della forma fisica e mentale in cui mi trovo».
Quest’anno, inoltre, Sinner ha saltato il torneo di Halle, la tradizionale tappa su erba prima di Wimbledon, e si presenterà ai cancelli dell’All England Club il 29 giungo senza aver disputato alcun match su questa superficie. Un rischio calcolato, che lui stesso riconosce apertamente: «So che le prime partite saranno difficili. Ma se dovessi superarle sento di poter trovare fiducia e buone sensazioni».
Prima del grande appuntamento, però, potrebbe scendere in campo all’Hurlingham Club per un’esibizione nel contesto del Giorgio Armani Tennis Classic, evento che vedrà la presenza anche di altri nomi di rilievo del circuito come Cobolli, Ruud, Shelton e Lehecka.
A fare da sfondo a questo avvicinamento c’è anche la filosofia personale di Sinner sul recupero mentale, quella che separa i campioni dai semplici talenti. «Quando sono in torneo il programma è: tennis, tornare a casa, dormire, ricominciare. Ma penso che a volte sia importante staccare la mente. Lo faccio con il golf, i Lego o guardando la Formula 1. E in questi giorni c’è anche il Mondiale di calcio». Una confessione semplice, quasi disarmante, che racconta un ragazzo di 24 anni capace di restare umano dentro una macchina da competizione.
Ed ora la parola non può che andare allo storico prato di Wimbledon dove Sinner arriva con 77 settimane consecutive in vetta al ranking mondiale, con la testa libera e la fame di chi sa che nel tennis non si difende ma si attacca sempre.
