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    Home»Sport»Ultra trail, ma come fanno a correre per ore in montagna? Cosa succede durante una gara
    Sport

    Ultra trail, ma come fanno a correre per ore in montagna? Cosa succede durante una gara

    RedazioneBy Redazione29 Agosto 2026 20:00Nessun commento4 Mins Read
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    trail runners
    trail runners - Unsplash
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    Centosettantaquattro chilometri. Quasi diecimila metri di dislivello positivo. Una notte trascorsa sui sentieri e, nel caso dell’UTMB, l’Ultra-Trail du Mont Blanc tre Paesi attraversati correndo. Per chi guarda da fuori, l’ultra trail può sembrare semplicemente una versione esasperata della corsa, ma non è così. Superata la distanza della maratona cambia completamente il modo di affrontare la gara: non conta soltanto quanto si riesce a correre, ma soprattutto come si gestiscono energia, alimentazione, idratazione, sonno, terreno e condizioni atmosferiche. È una prova di resistenza nella quale il cronometro è soltanto una parte della sfida.

    Che cos’è davvero l’ultra trail

    Il nome aiuta già a capire la differenza. Il trail running si pratica prevalentemente su sentieri e percorsi naturali, spesso in montagna, mentre con il termine ultra trail si identificano le gare che vanno oltre la distanza della maratona, quindi oltre i 42,195 chilometri.

    Non esiste però una sola distanza. Nel mondo dell’ultra trail si trovano gare da 50 chilometri, 80, 100 e oltre, fino alle competizioni da 100 miglia, equivalenti a circa 161 chilometri. La distanza, però, racconta soltanto una parte della difficoltà.

    In montagna, infatti, bisogna aggiungere un altro parametro fondamentale: il dislivello positivo. Indica la somma di tutti i metri di salita affrontati durante il percorso. Due gare entrambe lunghe 100 chilometri possono quindi avere una difficoltà completamente diversa se una presenta poche salite e l’altra migliaia di metri di dislivello.

    donna che corre ultra trail
    donna che corre ultra trail – Unsplash

    174 chilometri non significa correre per 174 chilometri

    È probabilmente il primo equivoco da eliminare. Un ultra trailer non affronta necessariamente ogni metro del percorso correndo. Nelle salite più dure camminare può essere parte della strategia di gara, così come rallentare, alternare corsa e passo e conservare energie per le decine di chilometri successive.

    La gestione dello sforzo diventa fondamentale perché una gara di questo tipo può durare per un’intera giornata e proseguire nella notte. Partire troppo forte può significare pagare il conto molte ore dopo, quando il corpo ha già consumato una parte consistente delle proprie riserve.

    Il vero avversario è anche quello che non si vede

    Con il passare delle ore, la difficoltà non è soltanto muscolare. Il corpo deve continuare a funzionare mentre aumentano stanchezza e dispendio energetico. Per questo mangiare e bere diventano parte integrante della prestazione.

    Gli atleti devono assumere liquidi e alimenti lungo il percorso e organizzare con attenzione ciò che consumano ai punti di ristoro. L’obiettivo è evitare di arrivare a un punto in cui la fatica renda impossibile mantenere il ritmo programmato.

    La montagna cambia tutto

    Su una strada asfaltata le condizioni del terreno sono relativamente prevedibili. Su un sentiero di montagna possono cambiare completamente nel giro di pochi chilometri. Rocce, fango, radici, erba, fango, tratti tecnici e discese ripide obbligano il corridore a modificare continuamente passo e appoggio.

    A questo si aggiunge il meteo. Si possono incontrare condizioni molto diverse: dal caldo oltre i 30 gradi fino a temperature molto basse in quota, oltre a pioggia, grandine e neve.

    Per questo lo zaino è quasi un piccolo kit di sopravvivenza

    Un altro aspetto che distingue l’ultra trail dalla corsa tradizionale è l’equipaggiamento. All’UTMB il materiale obbligatorio deve essere portato dal corridore per tutta la gara e può essere controllato in qualsiasi momento.

    Non si tratta quindi soltanto di scegliere le scarpe giuste. L’equipaggiamento comprende anche elementi fondamentali per la sicurezza in montagna e viene adattato alle condizioni previste dall’organizzazione. La mancanza di alcuni dispositivi di sicurezza può comportare persino la squalifica.

    Nel regolamento 2026, tra gli elementi la cui assenza può portare alla squalifica figurano, per esempio, una riserva d’acqua insufficiente, una giacca impermeabile con cappuccio non conforme, una lampada frontale, una coperta di sopravvivenza o lo smartphone.

    E poi arriva la notte

    È uno degli elementi che rende l’ultra trail particolarmente affascinante. Quando una gara è abbastanza lunga, prima o poi il sole tramonta. Il corridore deve quindi continuare a muoversi nel buio, spesso su sentieri di montagna, affidandosi alla lampada frontale e alle proprie capacità di orientamento.

    La cosa più sorprendente? Il ritmo conta meno di quanto si pensi

    In una gara breve la prestazione si può leggere facilmente attraverso il ritmo medio. Nell’ultra trail il discorso è molto più complesso. Un atleta può correre velocemente in pianura, camminare in una salita molto ripida, recuperare in discesa e fermarsi per pochi minuti a un ristoro.

    La gara diventa quindi una lunga successione di decisioni: quanto spingere, quando rallentare, cosa mangiare, quanto bere, cosa indossare e quanta energia conservare.

    Ed è proprio questo a rendere l’ultra trail qualcosa di diverso da una maratona semplicemente più lunga. La sfida non consiste soltanto nel resistere alla distanza, ma nel riuscire a gestire il proprio corpo per un’intera avventura in montagna.

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    Redazione

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