Non c’è soltanto il ghiaccio. Agli Us Open 2026 il recupero dei tennisti passa sempre più dalla tecnologia, con strumenti pensati non soltanto per aiutare i muscoli dopo una battaglia di cinque set, ma anche per rilassare la mente e preparare il corpo alla partita successiva. Lo Slam newyorkese, al via con il tabellone principale domenica 30 agosto, mette, infatti, a disposizione dei giocatori una vera e propria dotazione hi-tech dedicata al recupero fisico e mentale.
Il tennis moderno chiede sempre di più al fisico: tornei lunghi, partite combattute e tempi ridotti tra un incontro e l’altro rendono fondamentale recuperare rapidamente. A New York, quindi, i giocatori possono contare su strumenti che intervengono in momenti diversi, dal post-partita fino alle ore che precedono il nuovo match.
Uno dei dispositivi più curiosi è il NuCalm Power Nap, pensato soprattutto per il recupero mentale. Una mascherina e delle cuffie trasmettono tracce neuroacustiche che accompagnano il cervello verso frequenze associate al rilassamento. La sessione dura appena 20 minuti e punta a favorire una pausa profonda dopo lo stress della gara.
All’opposto c’è NuCalm Ignite, utilizzato prima di scendere in campo. In circa 15 minuti, attraverso un’altra traccia neuroacustica, punta a stimolare attenzione e concentrazione. È quindi una tecnologia pensata non per spegnere la mente, ma per riaccenderla nel momento giusto.

Per le gambe arriva invece l’Air Compression: speciali gambali si gonfiano e si sgonfiano attraverso camere d’aria, producendo una sorta di massaggio che favorisce la circolazione e aiuta il recupero muscolare. La versione Ice Compression combina invece pressione e freddo e viene utilizzata soprattutto sulle zone doloranti o gonfie.
Dal freddo si passa poi al calore con Heat & Vibration, che applica vibrazioni localizzate e calore sui muscoli per favorirne il rilassamento e ridurne la rigidità. A completare il lavoro ci sono i dispositivi Hyperice, un’evoluzione dei tradizionali roller che permettono di intervenire sui muscoli sia durante il riscaldamento sia nella fase di recupero.
Tra le soluzioni più futuristiche, perà, c’è la Red Light Therapy Brace, una fascia che utilizza luce rossa e infrarossa nell’ambito della fotobiomodulazione. L’obiettivo è intervenire sui processi cellulari legati al recupero dei tessuti, una tecnologia ancora considerata in fase di sperimentazione.
E non tutto passa dai muscoli. Con la Virtual Reality Meditation, un visore trasporta il giocatore in un ambiente virtuale rilassante, permettendogli di isolarsi per qualche minuto dal rumore e dalla pressione di uno Slam. Infine, le Automated Eyemasks lavorano sulla zona degli occhi attraverso una combinazione di calore, compressione e vibrazioni, con l’obiettivo di favorire il rilassamento.
Il risultato è un vero laboratorio del recupero sportivo. Gli Us Open dimostrano quanto, nel tennis di vertice, la preparazione non finisca quando l’ultimo punto viene giocato: recuperare bene significa arrivare al match successivo nelle migliori condizioni possibili. E a New York, tra ghiaccio, compressioni, vibrazioni, realtà virtuale e tracce neuroacustiche, la tecnologia è ormai diventata parte integrante della sfida.
