Varenne ha trascorso le sue ultime ore all’allevamento LJ di Eboli, nella Piana del Sele, dove si era trasferito nel marzo 2025 per affrontare la vecchiaia in un ambiente tranquillo e protetto. Aveva 31 anni e, nonostante gli acciacchi legati all’età, le sue condizioni apparivano discrete. Nulla lasciava quindi pensare a una fine così improvvisa.
Nella notte, il “Capitano” era appena rientrato da una passeggiata nel parco, una delle attività che facevano parte della sua quotidianità. Durante l’estate, infatti, era abitudine farlo uscire anche nelle ore notturne, quando le temperature erano più miti. Al suo fianco c’era Giovanni, uno dei collaboratori dell’allevamento che si occupava di lui.
È stato proprio in quel momento che la situazione è cambiata in pochi istanti. Varenne si è improvvisamente accasciato nel suo box e ha perso la vita. Il suo cuore ha smesso di battere intorno alle 2 della notte. Una morte fulminea, arrivata senza che ci fossero segnali evidenti di un imminente peggioramento delle sue condizioni.

Negli ultimi mesi l’allevamento aveva organizzato per lui un’assistenza particolarmente attenta. Varenne viveva in un box di circa 30 metri quadrati, con due ingressi e tre ventilatori, ed era seguito da due veterinari e da un nutrizionista. La sua giornata prevedeva inoltre cinque pasti differenti e frequenti uscite nel parco insieme alle persone che lo accudivano.
Per chi lavorava ogni giorno con lui, però, Varenne non era soltanto il campione che aveva fatto la storia del trotto. Era diventato un animale anziano da accompagnare con cura nella quotidianità. La sua morte improvvisa ha lasciato sotto shock l’allevamento, proprio perché, fino a poche ore prima, il “Capitano” sembrava stare discretamente bene.
Il proprietario della struttura, Dario De Angelis, ha raccontato all’ANSA di averlo visto vivere serenamente nel suo ultimo periodo, circondato dalle attenzioni del personale. Una tranquillità spezzata nel giro di pochi minuti, proprio dopo una delle sue consuete passeggiate notturne.
