Autore: Tiziana Morganti

Sono romana doc, di quelle vere, nata e cresciuta nel cuore della Capitale, a due passi dal Colosseo, con il Tevere praticamente come vicino di casa. Laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ho sempre avuto un debole per i racconti che lasciano il segno, ma è stato lo sport a indicarmi la direzione giusta per iniziare a scrivere: tutto merito (o colpa) di una passione sfrenata per il tennis e di un certo Boris Becker, che da bambina mi ha fatto innamorare di rovesci e tuffi in aria come fosse normale amministrazione. Da lì il passo è stato breve: prima sugli spalti del Foro Italico, tifosa sfegatata e poi hostess degli Internazionali d'Italia, con il naso all'insù a guardare i campioni da vicinissimo; poi, complice l'evoluzione, mia e del tennis italiano, dritta a Radio Incontro e sulle pagine web a raccontarlo. Oggi la mia bussola si chiama Jannik Sinner, e se un tempo sognavo il rovescio a una mano di Becker, adesso mi godo ogni suo dritto lungolinea con la stessa emozione di una bambina sugli spalti.

Il caso legato alla squalifica sospesa di Folarin Balogun sta assumendo dimensioni sempre più politiche, arrivando a coinvolgere direttamente i vertici del calcio europeo. L’Uefa, guidata da Aleksander Čeferin, infatti, ha diffuso un comunicato dai toni durissimi contro la Fifa, accusando l’organismo internazionale di aver messo a rischio l’integrità e la credibilità della Coppa del Mondo in corso negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. Tutto ha avuto inizio quando l’attaccante statunitense è stato espulso durante la partita dei sedicesimi di finale contro la Bosnia, per un intervento su Muharemovic. La sanzione avrebbe dovuto costargli l’esclusione dagli ottavi di…

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Wimbledon, il torneo più antico e prestigioso del circuito tennistico mondiale, è stato teatro nel corso degli anni di alcune sfide entrate nella leggenda non solo per il livello di gioco espresso, ma per la loro durata straordinaria. Vere e proprie maratone che hanno messo a dura prova la resistenza fisica e mentale dei giocatori coinvolti, cambiando per sempre il regolamento del torneo. Il primato assoluto appartiene a una sfida di primo turno, non a una finale: il 22 giugno 2010 l’americano John Isner e il francese Nicolas Mahut scendono in campo sul Court 18 per un incontro che sarebbe…

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Mentre il Tour de France 2026 sta per prendere il via il 4 luglio con arrivo a Parigi il 26, è il momento giusto per ripercorrere la storia degli italiani che sono riusciti a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della Grande Boucle, la corsa a tappe più prestigiosa al mondo. Il primo trionfo azzurro risale al 1924 e porta la firma di Ottavio Bottecchia, che bissa il successo anche l’anno successivo. Un’impresa straordinaria per l’epoca, che aprì la strada a una lunga tradizione di ciclismo italiano capace di competere ai massimi livelli internazionali. Dopo Bottecchia, però, è la volta…

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Era il 20 novembre 1902 quando, in una sala riunioni della redazione di L’Auto a Montmartre, Parigi, prende forma l’idea destinata a trasformare il ciclismo in uno sport di massa. Il giornale sportivo, fondato da Henri Desgrange nel 1900 su carta gialla, per distinguersi dal rivale Le Vélo, pubblicato su carta verde, stava attraversando una crisi di vendite che metteva a rischio la sopravvivenza stessa della testata. Serviva, dunque, qualcosa di radicale, qualcosa che non fosse mai stato fatto prima. A prendere la parola per ultimo è il più giovane in sala: Géo Lefèvre, giornalista di ventisei anni, propone a…

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Nella storia del Tour de France esiste un tipo di tappa che i corridori temono più di ogni altra: ossia quella che mette in fila, nello stesso giorno, i colossi delle Alpi francesi. Non è un caso isolato di una singola edizione, ma un copione che si ripete da decenni ogni volta che il percorso attraversa la Savoia e il Delfinato: Col de la Croix de Fer, Col du Télégraphe, Col du Galibier e, a chiudere, la salita più famosa del ciclismo mondiale, l’Alpe d’Huez. Il Col de la Croix de Fer, con i suoi oltre 24 chilometri di ascesa,…

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È il 4 luglio 1952, durante la tappa del Tour de France che da Losanna conduceva all’Alpe d’Huez. Sulle pendici del Col du Galibier, una delle salite più dure e amate dal ciclismo internazionale, due acerrimi rivali si trovano fianco a fianco: Fausto Coppi, in maglia gialla, e Gino Bartali, suo connazionale e avversario di una vita. Il fotografo Carlo Martini, dell’agenzia Omega Fotocronache, immortal in quell’istante uno scambio destinato a diventare uno degli scatti più celebri dello sport italiano, i due campioni che si passano una bottiglia d’acqua, scambiata poi nella memoria collettiva per una borraccia. La fotografia, pubblicata…

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