Qualcosa di strano sta avvenendo attorno alla figura di Gianni Infantino. Mentre le grandi federazioni nazionali, Italia compresa, stanno ritirando il sostegno all’attuale presidente della FIFA, alcune vecchie glorie del calcio mondiale hanno deciso di sostenere pubblicamente la sua ricandidatura per le elezioni di marzo 2027, scatenando reazioni molto dure.
Marco Tardelli, simbolo del calcio italiano e campione del mondo nel 1982, ha espresso parole durissime nei confronti degli ex calciatori che hanno pubblicamente appoggiato Infantino. Durante la trasmissione “Il sabato al 90°” su Rai 2, Tardelli non ha usato mezzi termini: “È davvero una brutta cosa, spero ci ripensino“. Il bersaglio principale della sua critica è stato Fabio Cannavaro, capitano della Nazionale italiana campione del mondo nel 2006.
“Cannavaro è stato il capitano della Nazionale e adesso accetta, come tutti gli altri, un comunicato stampa che non è stato scritto nemmeno da lui, è davvero ingiusta questa cosa“, ha dichiarato Tardelli. Il riferimento è al messaggio preconfezionato che è stato postato sui social media nei giorni scorsi, schierandosi dalla parte di Infantino con frasi identiche come “Negli ultimi 10 anni il calcio mondiale è migliorato” e “I calciatori sono tornati al centro“.

Tra i nomi illustri che hanno pubblicato o ripubblicato la petizione pro-Infantino figurano gli argentini Javier Zanetti, Esteban Cambiasso e Javier Pastore, il portoghese Pepe, oltre a ex bandiere della Serie A come Francesco Totti, Christian Vieri, Marco Materazzi, e i brasiliani Felipe Melo e Roberto Carlos. Una mobilitazione che ha sollevato più di un sospetto, soprattutto considerando che molti di questi campioni fanno parte del programma FIFA Legends.
Questo programma comprende oltre settemila ambasciatori della federazione internazionale, tra giocatori e allenatori, che partecipano a partite, eventi di beneficenza e tour promozionali. Sebbene non preveda uno stipendio fisso, le attività possono generare introiti significativi nel corso di una stagione, con compensi che possono raggiungere centinaia di migliaia di euro.
La posizione di Tardelli si è fatta ancora più netta quando ha commentato l’ultimo Mondiale: “Questa è una cosa ingiusta per noi e per tutti i ragazzi che hanno visto un Mondiale bruttissimo e truccato. Ah non è stato un Mondiale brutto? Capisco la solidarietà degli argentini, visto che in campo menavano i giocatori“. E con un riferimento al compianto Diego Armando Maradona, ha aggiunto: “Se ci fosse stato ancora Maradona sarebbe successa la fine del mondo“.
Non è solo Tardelli a contestare la leadership di Infantino. Michel Platini, leggenda del calcio francese e presidente Uefa dal 2007 al 2015, ha rilasciato dichiarazioni altrettanto dure: “Deve andarsene, non ha rispettato le regole“. Le parole di Platini assumono un peso particolare considerando la sua esperienza ai vertici del calcio europeo e il suo ruolo storico nel panorama internazionale.
Il fronte del dissenso si allarga anche a livello istituzionale. Dopo che la Federcalcio italiana aveva già ritirato il proprio sostegno a Infantino, anche la Federazione calcistica olandese ha deciso di fare lo stesso passo. In una nota ufficiale, la federcalcio dei Paesi Bassi ha dichiarato: “Crediamo che la FIFA abbia bisogno di una nuova leadership a partire dal 2027. Ma un nuovo presidente, da solo, non è sufficiente. Anche il modo in cui la Fifa viene governata deve cambiare“.
Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da forte tensione per la governance del calcio mondiale. Dal controverso caso Balogun fino alle proteste per il tentativo di Infantino, condiviso dall’ex presidente americano Donald Trump, di far entrare investitori privati nelle competizioni internazionali: le polemiche si sono moltiplicate, erodendo progressivamente il consenso attorno alla sua figura.
Infantino è presidente della FIGA dal 2016 e fino a questo momento risulta essere l’unico candidato alle elezioni previste per marzo 2027. La sua gestione è stata caratterizzata da decisioni controverse, tra cui l’espansione del Mondiale per club e il tentativo di “privatizzare” i mondiali, poi fallito.
